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Anna Fulgida
Bartolacelli
Anna
Fulgida Bartolacelli nacque da Adelmo ed Olga
Bernardi, il 24 febbraio 1928 a Rocca Santa
Maria, in Provincia di Modena (Italia).
Come la sorella Ada, nata
tre anni prima, Anna ebbe uno sviluppo non
normale, dovuto alla mancanza di calcio nelle
ossa, che le procurava un indebolimento
dell’intera struttura ossea, di conseguenza,
numerose e frequenti fratture.
Alta solo 60 cm e affetta
da nanismo e rachitismo, visse i suoi 65 anni
(morì infatti il 23 luglio 1993) in una piccola
carrozzina, come un lungo calvario, ma sempre in
una gioiosa serenità senza mai far trasparire le
sue grandi sofferenze.
Entrambe le sorelle, grazie anche all’aiuto
costante di mamma Olga, la quale fu la prima
catechista per le due figlie disabili,
riuscirono ben presto a dare un senso alla
propria vita ed alle proprie sofferenze.
Negli anni dell’infanzia e della prima
giovinezza, fra mille difficoltà e grandi
sofferenze, cominciarono ad affiorare nell’animo
di Anna Fulgida i primi interrogativi sul senso
della vita, aggravati dalla constatazione della
sua diversità rispetto alle altre persone.
Anna Fulgida era, come tutti gli esseri umani,
una persona pensante, autocosciente,
dall’intelligenza viva, anche se povera di
cultura e si chiedeva perciò come poteva vincere
l’angoscia interiore e la tentazione di
chiudersi in se stessa.
Il suo carattere era aperto ed esuberante e in
parte l’aiutava a superare le difficoltà e la
sofferenza.
Anche l’armonia e l’affetto sincero dei
familiari e degli amici le erano di aiuto, ma
sentiva il bisogno di dare un significato più
profondo e vero alla propria vita e a questo
fine pregava incessantemente il Signore il quale
riversò su di lei la sua grazia ed il suo amore
mediante la conoscenza e la partecipazione
attiva al Centro Volontari della Sofferenza
(Silenziosi Operai della Croce) di mons.
Novarese. Scoprì così con gioia di avere un
posto ed un ruolo precisi sia nella società
civile che nella Chiesa.
L’accettazione prima e poi la valorizzazione
della propria sofferenza unita a quella di
Cristo erano il mezzo più efficace per
convertire i peccatori e per completare ciò che
ancora mancava alla redenzione operata sulla
Croce da Dio, fattosi uomo per la nostra
salvezza.
Dalla grazia del Signore le veniva anche il
grande desiderio di diffondere intorno a lei
questa nuova gioia di vivere, anche se le
difficoltà fisiche e le sofferenze interiori
c’erano sempre.
C’era in lei un’ansia continua di fare
apostolato, “l’Ammalato per mezzo dell’Ammalato”
era Lei, con tutta se stessa che andava verso
gli ammalati, o gli handicappati, per
manifestare la Parola del Signore, per togliere
loro ogni paura e fare scoprire il segreto della
felicità, a cominciare dalla vita presente, per
poi raggiungere la pienezza della luce
nell’eternità. Anna Fulgida sapeva con certezza
che l’unico vero modello di vita è sempre il
nostro Signore Gesù Cristo!
Si rafforza in Anna, col passare del tempo,
l’idea di entrare a far parte dei Silenziosi
Operai della Croce, l’Associazione d’anime
consacrate (uomini e donne, sacerdoti e laici)
che sostengono tutta l’Opera, impegnate ad
illuminare gli ammalati sul senso cristiano del
dolore. Non poteva essere altrimenti!
Il 2 luglio 1962 inizia per Anna, sotto la
direzione spirituale di don Marino Donini, il
biennio di noviziato, sostenuta da sempre dalla
Amelia Bolelli Rebecchi che divenne per la Serva
di Dio una seconda mamma.
Al termine del noviziato, l’8 dicembre del 1964,
a Bologna nella cappella di San Rocco, emette la
sua totale “Consacrazione all’Immacolata” con
l’impegno dei consigli evangelici di castità,
povertà ed obbedienza, entrando così a far parte
definitivamente dei Silenziosi Operai della
Croce.
Fu considerata una donna di straordinarie virtù
nella forma concreta di santità maturata
attraverso la sofferenza: vissuta, accettata e
offerta al Signore, fatta esempio con la parola
semplice e la testimonianza umile e serena che
facevano trasparire in lei la dimensione
interiore del suo spirito.
Una “piccola grande donna” è giusto definirla
così, colei che fu definita “uno scherzo della
natura”, diventa oggi per la nostra Chiesa
Modenese, una perla preziosa, pienamente
conformata a Cristo "Servo Sofferente".
Ella scrive: «Solo col dolore posso raccogliere
una collana di perle preziose per la gloria di
Dio … per avere la forza di sopportare le mie
sofferenze guardo costantemente alla croce di
Gesù: solo il Crocifisso spiega il significato
del dolore del mondo».
Sotto la guida del suo padre spirituale don
Sergio Ronchetti, Anna riesce a superare i
momenti di sconforto impegnandosi sempre più a
“Diventare la volontà del Padre” e, nonostante i
malanni, il 18–19 maggio organizza il Convegno
diocesano dei Volontari della Sofferenza a
Modena, che poi ripete ogni anno.
Ormai quasi sorda, affetta da pericardite è
costretta a fare ritorno in ospedale. Non si
perde d’animo e s’impegna nella meditazione.
Dopo un ultimo ricovero all’ospedale di
Formigine, con le costole che ormai trafiggono i
polmoni, la Serva di Dio muore il giorno 27
luglio 1993, all’età di sessantacinque anni.
Ai suoi funerali accorre tantissima gente e
sulla sua bara, per suo espresso desiderio, è
collocato il libro della Parola di Dio al posto
dei fiori.
Il 18 Ottobre 2008, alle ore 10.00, presso la
Chiesa di S. Agostino, a Modena, inizia
l’inchiesta diocesana per la Causa di
Beatificazione e Canonizzazione della Serva di
Dio.
Dal Suo testamento spirituale si
leggono parole forti:
“Conservate in voi la
fede: in essa troverete la forza per
superare le inevitabili prove della vita.
Ricordatevi che il dono della fede è grande
e vi renderà contenti anche nel dolore e
sappiate che esso purifica.
Abbiate un cuore grande per chi soffre più
di voi, perdonatemi se avete trovato in me
qualche manchevolezza, sappiate però che vi
ho sempre voluto tanto bene.
Sappiate ringraziare Iddio delle gioie che
vi concederà nella vita e come vi dissi
sopra, guardate a chi soffre di più, aiutate
gli altri a valorizzare il proprio dolore
tramite una vita di grazia e a farne fonte
di bene per sé e per i fratelli. (…) ”.
Per approfondire:
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