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Fausto Gei

Fausto nasce il 24 marzo 1927 a Brescia da
Angelo e Maria Della Biasia, a pochi passi dallo
splendido complesso monumentale del Duomo.
Frequenta la parrocchia del Duomo retta da Mons.
Luigi Fossati e l'Oratorio della Pace ai tempi
di Padre Bevilacqua e di Padre Manziana.
Consegue la licenza liceale presso il Liceo
Scientifico "Calini" e si iscrive alla facoltà
di Medicina e Chirurgia presso l'Università di
Pavia. Diventare medico è il suo sogno.
A vent'anni, quando sta portando a termine il
secondo anno di Università, è aggredito da una
misteriosa malattia. ne fa lui stesso la
diagnosi, confermata poi in Ospedale, e annuncia
alla famiglia: "Ho la sclerosi a placche. E' una
malattia letale. Non so quanto durerò".
Dura ancora poco più di vent'anni, che sono il
suo Calvario valorizzato dalla sua fede e dalla
testimonianza di ardente apostolo.
Se ne vola al cielo il 27 marzo 1968.
Abbandonato dalla scienza medica, si aggrappò
alla speranza del miracolo e andò a Lourdes.
Però di ritorno dal primo pellegrinaggio, ancora
sul treno alla sorella Maria Laura che si
meravigliava che non fosse guarito e gli chiese
"ma non ha pregato la Madonna per la tua
guarigione?" rispose: "ho visto chi soffriva più
di me e ho pregato per loro. Ora prestami le tue
braccia e le tue gambe...: le braccia per
scrivere quanto ti detterò e le gambe per
portare i miei scritti ai malati. Non sono
riuscito ad aiutarli da medico, li devo aiutare
da malato".
La guarigione di Fasto Gei fu totale. Mentre il
corpo cedeva sotto i progressi del male e le
sofferenze si assommavano di giorno in giorno
alle sofferenze, la sua anima fu vista
arricchirsi di luce, di serenità, di pace,
soprattutto di amore verso i suoi, che presero
ad assisterlo con tenerezza, verso i sofferenti,
verso i lontani da Dio.
S'accese così nella sua anima la fiamma
dell'apostolato. Messo nell'impossibilità di
un'azione diretta, ricorse alla parola scritta e
impreziosita dagli approfondimenti del suo
progresso interiore e dallo sforzo nel dettarla
e di riuscire ad esprimerla come gli si
accendeva dentro. Non lesse libri sulla
sofferenza. Suoi maestri furono le sue
esperienze di paziente e il Crocifisso.
Un incontro maturato lentamente, ma
assolutamente impegnativo e arricchente per
l'esperienza di Fausto, avviene nel 1955 con il
suo ingresso nell'orbita e nella spiritualità
dei Volontari della Sofferenza, fondati da Mons.
Novarese. Proprio in lui troveranno un prezioso
animatore in terra bresciana.
Fausto scrive il 3 luglio 1956: "Credo di aver
trovato il segreto della felicità. Nonostante la
limitazione fisica che mi affligge, sono sempre
sereno perché sono sempre contento di tutto. La
mancanza di attività normale (normale per gli
uomini) non mi priva della serenità. Non riesco
a vedere nella mia malattia una iniqua
punizione, ma solo un mezzo per raggiungere la
méta e per attuare i disegni di Dio".
Per questo volle iscriversi nel 1960 tra i
Silenziosi Operai della Croce, assimilarne lo
spirito, farsene promotore attivo nella sua
zona, volle cooperare ad aumentare il numero dei
carpentieri per la costruzione del ponte che
unisce la terra al cielo, e se li cercò tra i
malati, perché dispongono di una moneta pregiata
per farsi corredentori con Cristo.
Per approfondire:
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