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Alberto Ayala

Fino all'esaurimento totale

Nacque a Napoli l'8 febbraio del 1940, dove crebbe come uomo e come cristiano.

Era il 3 aprile e aveva otto anni: questo giorno lo festeggerà ogni anno a casa sua, con una celebrazione eucaristica, con tutti i suoi amici, perché, diceva, è stato il giorno più importante della sua vita.

Viveva in un Istituto, perché orfano di madre, e, mentre giocava su un’altalena, gli cadde addosso una colonna. Divenne paraplegico.

Divenne invece un grande amante della vita e del Signore, perché la sofferenza aprì i suoi occhi e il suo cuore.

Un altro anno importante per lui fù il 1965, l'anno del suo matrimonio con Diana: compagna di vita, ma anche prezioso sostegno, poi, nelle sue visite agli ammalati e ai gruppi del CVS.

La conoscenza del CVS fu un'esperienza «shock».

Quattro mesi dopo il suo matrimonio gli fu proposto di fare una gita a Re. Una bellissima cittadina, piena di verde e montagne, gli avevano detto. Invece ha trovato un folto gruppo che era andato a fare gli Esercizi spirituali e una sorella che con una voce un po' stridula ripeteva Ave Maria su Ave Maria, intervallate da una giaculatoria: «Vergine Maria, fateci santi».

Forte fu anche il primo impatto con Monsignor Luigi Novarese. Una voce tonante che ripeteva che gli impediti erano dei «lavativi». Lavativi? Questa parola proprio non gli andava giù. E così, tornato a Napoli, decise di fondare il Centro Volontari della Sofferenza, come era stato chiesto a Re.

Il resto è storia che ogni responsabile diocesano sa, o dovrebbe sapere: l'ansia dell'apostolato e la necessità e la consapevolezza di non sprecare la sofferenza di chi sta accanto erano «idee fisse».

Fin dall'inizio andava in giro lui stesso con la sua macchina per riunire i primi volontari e fratelli. E continuò a farlo anche quando, con il passare degli anni, non potendo più andare in carrozzina, il passaggio era direttamente dal letto al volante dell'auto.

I ricordi e le soddisfazioni più belle? Il crescere del Centro, i primi gruppi, le prime giornate diocesane, la nascita dei laboratori femminili e delle esperienze estive di condivisione.

... Ma soprattutto le notti a Re, all'aperto, sul terrazzo, a contemplare il cielo pieno di stelle.

E un canto di lode che faceva suo: anche nel buio della sofferenza.

«Quante stelle, quante stelle,
dimmi Tu, la mia qual è,
non ambisco alla più bella,
pur che sia vicino a Te».

Morì il 21-12-1993, a 53 anni.

 

  

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