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Giunio Tinarelli

Gesù si è degnato
di farmi gustare la sofferenza.

E' nato a Terni il 27 maggio 1912. E' stato un operaio delle acciaierie, come suo padre. A differenza di lui, però, ateo marxista come un po' tutti gli operai di Terni, Giunio ha avuto il dono della fede, coltivato prima da sua madre, poi dall'Associazione S. Gabriele dell'Addolorata (e da Mons. Giuseppe Lombardi) e dall'Azione Cattolica, e infine dalla sofferenza.

Al principio del suo ventunesimo anno di età, notò dolori alle spalle e alle gambe. Dopo una serie di diagnosi e cure sbagliate, che alleviavano semplicemente il male, consentendogli di riprendere per breve tempo il suo amato lavoro, scoprì di avere una 'poliartrite anchilosante'.

Da quel giorno non ebbe più un'ora di bene. I dolori reumatici si estesero a tutto il corpo. A questi si aggiunse una enterocolite fastidiosissima.

Cominciò ad incurvarsi come un vecchietto, e poi ad avere difficoltà nel camminare. Dall'Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna ritornò in autombulanza e non si alzai più dal letto.

Muove solo gli avambracci e uno specchietto con il manico gli consente di guardare il volto di chi gli viene a far visita e di vedere il cibo che deve prendere per mangiare.

Davanti al suo letto c'è una statua di Maria. E' in Lei che ha trovato la forza di andare avanti: nei pellegrinaggi fatti prima a Loreto e poi a Lourdes, con l'Unitalsi.

«Molti mi domandano: ma perché partecipi a questi pellegrinaggi? La mia risposta è: per devozione e per ringraziare la Vergine della grande grazia della rassegnazione che si è degnata di farmi concedere».

Proprio in uno di questi pellegrinaggi a Lourdes, nel 1949, ha incontrato Monsignor Novarese. Aveva 37 anni. Ricorda che a bruciapelo gli chiese di offrire il suo pellegrinaggio per la conversione di un uomo che era con loro sul treno, invece che per la sua guarigione.

Non sapeva che Giunio non aveva intenzione comunque di chiedere la guarigione, ma solo la conversione di suo padre. Ma accettò lo stesso. Seppe poi che l'uomo affidatogli da Monsignor Novarese a Lourdes si era confessato...

Da allora è nato il legame con il CVS e nel 1951 i voti tra i Silenziosi Operai della Croce. La fiducia di Monsignore arrivò al punto di affidargli l'incarico di seguire in particolar modo il ramo maschile dell'Associazione. Non si sentiva all'altezza, ma accettò. In fondo doveva solo fidarsi della Madonna: il resto lo avrebbe fatto Lei.

«Sapeste quante volte ho visto persone, non poche volte anche nobili, accostarsi al mio letto di dolore e sussurrarmi le loro pene, e di ricordarmi di loro nelle mie preghiere!»

«La migliore ricchezza da depositare nella banca del Signore è la sofferenza. Sì, accetto e amo la mia croce, tanto è vero che Gesù si è degnato farmi gustare la sofferenza fino al punto di non chiedere la grazia della guarigione del corpo, ma accettare di rimanere vicino a Lui crocifisso».

Muore il 14 - 1 – 1956, a 44 anni; è avviata la causa di beatificazione.

 

  

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