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DISCORSO
DI GIOVANNI PAOLO II AL CENTRO VOLONTARI DELLA SOFFERENZA, IN OCCASIONE DEL 40mo
ANNIVERSARIO DI APOSTOLATO, CITTÀ DEL VATICANO, 23 MAGGIO 1987
Carissimi
Fratelli e Sorelle nel Signore!
1. Sono
particolarmente lieto di questo incontro in occasione del quarantennio della
fondazione del "Centro Volontari della Sofferenza". Nella pia memoria di Monsignor Luigi Novarese,
porgo a tutti Dirigenti, sacerdoti,
malati e accompagnatori il
mio saluto cordiale e affettuoso.
Il
pensiero va al 17 maggio 1947, quando Don Novarese, riflettendo sul messaggio
mariano di Lourdes e di Fatima, iniziò l'Apostolato dei Volontari della
Sofferenza. Ma già da tempo era intenso il lavoro, da lui compiuto a favore dei
sofferenti, avendo promesso nella giovinezza di dedicarsi ad essi, in seguito
come sapete - alla guarigione ottenuta per intercessione della Madonna
e di San Giovanni Bosco. Già quattro anni prima egli aveva fondato la "Lega
Sacerdotale Mariana",
nell'intento di recare un sollievo spirituale e materiale ai sacerdoti
ammalati.
Ma da
quella data le due attività si moltiplicarono, quali la trasmissione
radiofonica per gli infermi, la pubblicazione della rivista "L'Ancora",
l'associazione dei "Silenziosi
Operai della Croce",
per sacerdoti e laici, sani e malati, l'organizzazione di pellegrinaggi di
sacerdoti malati a Lourdes, i corsi di Esercizi Spirituali per ammalati, la
fondazione di un laboratorio per ex-ammalati rimasti impediti.
Nel
novembre del 1960 Giovanni XXIII con Breve Apostolico "Valde
Probandae"
approva l=associazione
dei "Silenziosi
Operi della Croce",
mentre la Conferenza Episcopale Italiana affidava a Don Novarese l'incarico
dell'assistenza religiosa ospedaliera in Italia. Le varie iniziative tendevano a
far capire il valore della sofferenza come mezzo di santificazione, di
redenzione e di apostolato, in unione con Cristo crocifisso e risorto, come
miravano a sostenere i diritti dei malati, per umanizzare il trattamento negli
ospedali e sovvenire alle necessità dei più emarginati.
Ecco,
cari Fratelli e Sorelle, l'amore alla Croce di Cristo, intesa come mezzo di
salvezza e di santificazione, ha sostenuto questo vasto sforzo non solo del
fondatore, ma anche di quanti con lui hanno lavorato con coraggio e dedizione.
Ricordo in proposito i molti convegni di studio a livello nazionale e
internazionale per approfondire i temi fondamentali della pastorale sanitaria,
come i convegni sacerdotali su argomenti spirituali, studiati alla luce del
Sacro Cuore di Gesù.
2.
Carissimi! Ho accennato a tali vicende affinché la data, che voi giustamente
commemorate, sia motivo di riflessione sul lavoro già svolto per la salvezza
e la santificazione delle anime. Questa ricorrenza ricorda a voi, Silenziosi
Operai della Croce, Volontari della Sofferenza, membri della Lega Sacerdotale
Mariana, Fratelli degli Ammalati, come dice a tutti, che la sofferenza è una
vocazione ad amare di più: è una chiamata misteriosa a partecipare dell'infinito
amore di Dio per l'umanità, quell'amore che ha portato Dio ad incarnarsi e a
morire inchiodato alla Croce! Ha scritto Mons. Novarese: "Nel
sofferente Gesù Cristo continua la sua offerta pacificatrice; in Gesù Cristo
il sofferente acquista dimensioni più ampie e nuova forza che allaccia il
momento del presente dolore col cruento sacrificio del Calvario, lo estende a
tutta la Chiesa e prepara i tempi futuri".
3. La
società, in cui viviamo, è travagliata da tanti problemi: il pluralismo
delle ideologie, la varietà delle antropologie, la complessità degli
avvenimenti sociali e politici, la frammentarietà delle esperienze personali,
la tendenza al benessere pianificato, il diffondersi del permissivismo, e nello
stesso tempo l'ansia, l'insoddisfazione, l'inquietudine, la paura per
l'avvenire, hanno creato una situazione talmente complicata e difficile, che
si sente sempre di più il bisogno di credere al messaggio illuminante e
salvifico di Cristo, di amare in suo nome, e di invocare la misericordia dell'Altissimo.
I tempi ci stimolano ad accettare con coraggio e serenità la nostra croce, per
testimoniare la presenza di Dio nella storia umana, per ridare il senso
dell'eternità, per infondere speranza e fiducia. "Fate,
o mio Dio, che io adori in silenzio l'ordine della vostra provvidenza adorabile
sul governo della vita":
così diceva Blaise Pascal nella famosa "Preghiera
a Dio per il buon uso delle malattie".
E chiedendo al Signore anche le sue consolazioni divine, soggiungeva: Fate, o
mio Dio, che in uniformità di spirito io accetti ogni sorta di eventi... Che
così come sono, io mi conformi alla vostra volontà; e che malato come sono, vi
glorifichi nei miei patimenti".
Specialmente
oggi, nella società moderna, si percepisce l'immenso valore della sofferenza
cristiana e ogni comunità locale deve realizzare la "pastorale
della sofferenza",
inserendo pienamente coloro che soffrono nelle varie iniziative e attività
apostoliche.
Ognuno di
voi, cari ammalati, è chiamato ad essere un apostolo per gli uomini di oggi.
Dall'alto della sua Croce, Gesù dice a ciascuno di coloro che soffrono
fisicamente o moralmente:
-
Ricordati che la tua sofferenza è evangelizzatrice, perché, nel
travaglio della società distratta e condizionata da mille interessi terreni, tu
mantieni viva la domanda suprema sul senso della vita, richiami le realtà che
superano il tempo e la storia, stimoli alla carità ed all'amore, spingi alla
preghiera ed all'invocazione!
-
Ricordati che la tua sofferenza è santificatrice, perché
purifica i sentimenti, trasforma gli impulsi e le passioni, distacca dai beni
fugaci del mondo, eleva alla contemplazione del nostro eterno destino, avvia
alla riflessione sui valori fondamentali della Rivelazione e della Redenzione,
stimola alla valorizzazione della "grazia
santificante",
fa gustare l'immensa gioia della presenza eucaristica di Cristo, rasserena con
il pensiero del Paradiso che ci attende. Infatti, come scriveva San Pietro, "se
facendo il bene sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà gradito
davanti a Dio. A questo infatti siete stati chiamati, poiché anche Cristo patì
per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme" (1 Pt 2, 20-21).
-
Ricordati, infine, che la tua sofferenza è redentrice, perché
colui che soffre in unione con Cristo non solo attinge da lui la forza
necessaria per accettarla, ma completa con la sua sofferenza quello che manca ai
patimenti di Cristo, secondo la consolante affermazione di San Paolo (cf. Col
1, 24). "Operando
la redenzione mediante la sofferenza - così scrivevo nella Lettera Apostolica Salvifici
Doloris - Cristo ha elevato insieme la sofferenza umana a livello di
redenzione.
Quindi anche ogni uomo, nella sua sofferenza, può diventare partecipe della
sofferenza redentiva di Cristo"
(n. 19). Il mondo ha bisogno della Verità che Cristo ha rivelato; il mondo ha
bisogno della Salvezza che Cristo ha portato: non c'è Verità e non c'è
Salvezza eterna al di fuori di lui! E la Redenzione si realizza anche attraverso
il Calvario della Vostra sofferenza!
4.
Carissimi! Questa sera visiterò la tomba di Padre Pio da Pietralcina, il quale
soffrì molto per la salvezza delle anime ed insegnò a soffrire in unione con
Cristo Redentore e con Maria, nostra madre celeste. Egli scriveva in una sua
lettera: "La
Vergine Addolorata ci ottenga dal suo santissimo Figliuolo di farci penetrare
sempre più nel mistero della croce ed inebriarci con lei dei patimenti di Gesù.
La più certa prova dell'amore consiste nel patire per l'amato e dopo che il
Figliuolo di Dio patì per puro amore
tanti dolori, non resta alcun dubbio che la croce portata per lui diviene
amabile quanto l'amore" (1 luglio 1915).
La
Vergine Immacolata e Addolorata vi aiuti ad essere sempre più convinti e
fervorosi Volontari della Sofferenza e veri Operai della Croce, per la salvezza
delle anime, per la conversione dei lontani, per la santificazione della Chiesa,
per la pace negli animi e tra i popoli, per le vocazioni sacerdotali e
religiose!
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