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LETTERA
AUTOGRAFA DI GIOVANNI PAOLO II A MONS. LUIGI NOVARESE, DEL 24 FEBBRAIO 1983, IN
OCCASIONE DEL CONVEGNO "GLI
AMMALATI REALIZZATORI ED APOSTOLI DELL'AMORE MISERICORDIOSO DEL CUORE DI GESÙ",
RE (VB) 9-13 MARZO 1983.
Al
Reverendo Signore
Monsignore
Luigi Novarese
Direttore
dei Centro "Volontari
della Sofferenza"
Ho
appreso con vivo compiacimento la notizia dello svolgimento del prossimo
Convegno Internazionale dei Silenziosi Operai della Croce - Centro "Volontari
della Sofferenza",
che si terrà a Re, in diocesi di Novara, presso il Santuario della Madonna
del Sangue, sul tema generale: "Gli
ammalati realizza tori
ed apostoli dell'Amore misericordioso del Cuore di Gesù".
A Lei,
Monsignore, ed a quanti con Lei si sono fatti promotori di codesta opportuna
iniziativa, nel quadro dell'Anno Giubilare della Redenzione, voglio anzitutto
esprimere la mia grata benevolenza, assicurando altresì la mia presenza
spirituale all'incontro, che è stato posto all'insegna luminosa della Croce.
Mi auguro
che gli argomenti che saranno presentati alla riflessione di un così singolare
uditorio, quale è quello degli ammalati che hanno fondato la loro vita sull'accettazione
del sacrificio, sulla santificazione del dolore e sulla capacità
di donarsi agli altri, siano di stimolo e di conforto non solo per saper
sopportare coraggiosamente le proprie infermità, ma anche perché, uscendo
dal loro isolamento, possano ancor meglio temprarsi nello spirito ed essere
così sempre più in grado di dare agli altri fratelli infermi coraggio,
sostegno, speranza e gioia di vivere.
Essi che
portano nel loro corpo le "stigmate
di Cristo" (cf. Gal 6, 17)
e che hanno imparato ad anteporre le ragioni della vita alla stessa vita, sono
certamente più consapevoli della grandezza dell'amore misericordioso che Dio ha
testimoniato al mondo in Cristo Gesù, Crocefisso e Risorto. Che la grazia di
Dio dilati sempre più tale amore, che purifica e redime, secondo la larghezza,
l'altezza e la profondità di quello di Gesù, che, morendo per gli altri, è
diventato causa di salvezza e fonte di misericordia.
Solo se
essi porteranno a tale vertice l'amore, faranno trionfare quella giustizia
superiore, di cui il Maestro Divino è, nel Vangelo, protagonista e banditore. Se
sapranno effettivamente saldare il loro cuore col Cuore di Gesù, squarciato
per amore degli uomini, allora saranno con lui apostoli e benefattori
dell'umanità. Naturalmente tutta l'efficacia di questa missione, che
tocca l'intimo della Chiesa, dipende dalla misura in cui essi sapranno guardare
al Crocefisso e "contemplare con gli occhi dell'anima le sue ferite, le sue cicatrici, il
suo sangue di morente", se sapranno "configgere
nel loro cuore Colui che per loro e'
stato confitto sulla croce" (cf. 5. Agostino, De Sancta Virginitate, nn.
54-55: PL 40, 427428). Questa contemplazione mistica darà alla
sofferenza una nota caratteristica e, a prima vista, paradossale, quella cioè
della gioia, come confessava l'apostolo Paolo: "sovrabbondo
di gioia in mezzo alle tribolazioni" (2 Cor7,
4).
Tale
vertice di amore misericordioso è tutt'altro che raro anche al nostri giorni:
è nota infatti la figura del Servo di Dio Giunio Tinarelli, Silenzioso Operai
della Croce, che ha saputo così eloquentemente testimoniare l'autentica gioia
cristiana, pur in mezzo ad atroci sofferenze; così pure la Serva di Dio
Faustina Kowalska, vissuta a Wilno, la quale nel Natale del 1937 ebbe a dire: "Nei
momento delle crisi più acute, vado in spirito al Tabernacolo, prendo il
ciborio, prego, soffro e piango, e quando il calice è pieno di lacrime mi sento
meglio e sono felice vicino al Signore". (cf. Maria Winowska, Icona dell'Amore misericordioso,
p.
309).
Esorto i
cari ammalati a scoprire queste ricchezze soprannaturali, che costituiscono le
trame segrete, su cui poggiano la vita e la fecondità della Chiesa, corpo
mistico del Cristo Crocefisso e Risorto. La Chiesa si attende molto da questo
apporto spirituale che è essenziale alla sua vitalità e al suo espandersi in
tutta la terra: occorre raddoppiare tale impegno, perché anche il buon esito
dell'Anno Giubilare della Redenzione dipenderà in gran parte dalle "preghiere,
privazioni e sofferenze" di quanti sono
provati dal dolore, come ho già detto nella Bolla di Indizione "Aperite
portas Redemptori" (n. 6).
Implorando
su di Lei, su ciascun ammalato, sugli organizzatori, sui relatori e in
particolare su Monsignor Enrico Romolo Compagnone, che presiede al Convegno,
abbondanti grazie celesti, di gran cuore imparto la confortatrice Benedizione
Apostolica, in segno della mia benevolenza.
Dal
Vaticano, 24 febbraio 1983
Joannes Paulus PP. II
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