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UN POMERIGGIO

Lunedì, 28 Luglio 2008

E’ una domenia pomeriggio,da lontano si sentono i primi tuoni,le nuvole avanzano,stà per arrivare un altro temporale,ormai la stagione dell piogge é iniziata,piu’ che in Africa a volte ho l’impressione di essere in Inghilterra,quasi tutti i giorni piove.In poche settimane i terreni prima aridi e secchi si stanno ricoprendo di una ricca vegetazione,qui con le piogge é come se avesse inizio la primavera:la natura sembra risvegliarsi.   Ne approfitto per ritirarmi in camera,mi siedo alla scrivania e guardo alla finestra la pioggia che scende,cerco di rilassarmi,nella mente si sovrappongono mille volti di persone care conosciute qui in Africa e volti di persone che ho lasciato a casa,cerco di mettere ordine al sovrappori di mille pensieri,da questo caos emerge un pensiero:da quando sono in Africa,tante cose ho fatto,tante persone ho conosciuto,tante emozioni ho vissuto,tante cose ho visto,gioia,felicità ma anche sofferenza molta sofferenza,non tanto qui in fondazione,questa é un po’ un’isola felice,ma soprattutto fuori,in particolare negli ospedali. LA SOFFERENZA! E’ un tema che inevitabilmente in un’esperienza di missione ci si trova ad affrontare.A dire la verità,non ho trovato qui piu’ sofferenza che da noi,con la differenza che da noi é mascherata dal benessere,infatti il vero dolore non é causato da quanto abbiamo sul piano materiale,se anziché avere un abito straccio ne ho 50 bellissimi,se anziché mangiare tutti i giorni farina di miglio ho un’alimentazione ricca e variegata,ma dipende da come ci sentiamo nel nostro mondo interiore,se ci sentiamo soli o no,se abbiamo un cuore pieno di amore o vuoto e sterile.Puo’ sembrare strano,ma puo’ essere piu’ felice un bambino qui che magari ha due stracci,mangia poco,ma che vive in un contesto sociale,quale il villaggio,dove si sente protetto e a diverse figure di riferimento,che un bambino in Italia,circondato da mille giochi,con una giornata piena di impegni,ma magari solo perché i genitori divorziatie sballottato da una baby-sitter ad un’altra,senza nessuno che si interessa veramente a lui. Anche la vita qui,non ha molti comfort che invece a casa possiedi,la corrente va e viene,per lavarti hai acqua fredda,non hai molti svaghi,ma senti che la tua vita é piena!piena di relazioni,piena d’amore che i bambini ogni giorno ti donano con un loro sorriso.

Enrica