IN VIAGGIO VERSO…
Così tutto ha avuto inizio con la sveglia che segnava le cinque di venerdì 12 settembre 2008, ma i miei occhi erano fissi al soffitto già da un po’… mi ripetevo, senza troppo credermi, che era il giorno che aspettavo da mesi … uau!!! Era l’unica cosa che la mia testa riusciva a partorire e che il mio cuore voleva gridare.
Alle nove e mezza avrei preso l’aereo per Zurigo e poi un altro per Yaoundé, capitale del Cameroun, capitale di quel luogo che mi ha rubato il cuore e l’anima.
Mi sono alzata e vestita in fretta, e assieme a Rita, compagna di viaggio che gentilmente mi ha ospitato nei giorni della formazione, via verso l’aereoporto di Fiumicino.
L’ auto e sovraccarica e il padre di Rita si è messo alla guida con al fianco la moglie, persone stupende che non finirò di ringraziare per la loro disponibilità.
In aeroporto ci raggiungono anche le altre due compagne di avventura: Chiara e Ambra; coda e check-in e poi all’imbarco dopo i saluti.
Ci fanno salire e ambra sembra come un bimbo eccitato e spaventato ad una gita, lei fa il “battesimo dell’aria”!!!
Appena preso posto mi son detta: “oramai ci siamo!”, ma non mi sono resa conto bene fino ad ora che sono davvero tornata!!!!
Arrivate a Zurigo iniziano le comiche perché Ambra perde per un soffio la navetta che ci porta al terminale dove parte il nostro aereo e quindi si comincia a ridere … e non abbiamo ancora finito … e spero non finiremo mai!!!!!!!
Dopo questa parentesi siamo di nuovo sedute hai nostri posti e comincia la carrellata di foto tipo vacanza … e alla fine è quello il clima che si è creato, ed è un bene, chi ha unite e ci ha fatto affrontare il viaggio con molta serenità … e se devo dire la verità era da tanto tempo che non me la ridevo di gusto così per delle cavolate!!!!
Subito al decollo dell’aereo ecco che una voce impanicata ci giunge da dietro facendoci scompisciare dalle risate: “mon Dieu mon Dieu … ohhohhohh!!!!” … più che paura dell’aereo sembrava altro … ( senza sottolineare cosa!!!)
Sonnecchiando e mangiando, mangiando e sonnecchiando arriviamo a Yaoundè …
A questo punto mi si stringe lo stomaco … passati i vari controlli troviamo Emmanuel, l’autista che subito mi sorride gentile riconoscendomi … è un omone buono e simpatico, che nei miei viaggi precedenti ho avuto il piacere di conoscere.
Carichiamo l’auto all’impossibile, chiudendo con della corda di cauciù il baule e quattro dietro e due davanti, più l’autista, si parte!!!
Arrivati a destinazione dove dormire la notte io parto con Emmanuel per prendere da mangiare, mentre le altre si sistemano.
Parlando con lui e guardando le strade della città ritrovo colori e suoni che avevo nel cassetto della memoria, e la sensazione è di non essere mai andata via.
Pollo, planten fritte e baton di manioca è la nostra cena, il tutto servito in buste di plastica, per me normale e per le altre una scoperta divertente che trasforma la cena nell’ennesimo momento comico che degenera in scene da ubriache … senza aver bevuto niente!!! Messe veramente male direi!
La notte passa tranquilla, colazione e via per la stazione a prendere i bigietti per il lungo viaggio verso il nord, dove sta la Fondazione, meta ultima di questo viaggio.
La sera alle cinque e mezza un “porteur” ci accompagna allo scompartimento e ci aiuta con le valigie … ma poi arriva il momento di pagarlo e li scatta la discussione , come sempre, ma che degenera perché siamo bianche e lui non sa che per me non è una novità tutto questo, e quindi finiamo per litigare per circa un quarto d’ora … alla fine io sono stanca e veramente veramente arrabbiata e per non peggiorare la situazione salgo un po’ col prezzo e lui se ne va.
Il treno parte, scosse e rumori impossibili ad ogni fermata … ma noi non ci lasciamo intimidire e anche li scatta il momento “vacanza” … tutte e quattro sulle cuccette superiori facciamo bisboccia con pane e salame ridendocela come matte … poi scatta il momento “gita” e con chitarra alla mano (di Chiara) cominciamo con “le bionde trecce” e così via, dando spettacolo per tutto lo scompartimento …
Ad ogni stazione bimbi e donne vendono i frutti della terra, tenuti in grandi vassoi sulla testa, tutti si sporgono dai finestrini e comprano di tutto, perché qui la frutta e la verdura costa di meno che al nord.
Tra una dormita e l’altra arriviamo finalmente a Ngaunderé, e si scende, sempre con il “porteur” e sempre con la solita discussione, questa volta un po’ meno lunga e animata per fortuna!!!
Poi un’attesa che sembra interminabile sotto il sole, con occhi che scrutano tutti attorno, quelli curiosi dei bambini e un po’ sprezzanti degli adulti, siamo le uniche bianche ed è così … è una sensazione strana alla quale ancora non mi sono abituata del tutto, ti fa capire quanto sia difficile essere la minoranza, il diverso … io credo che se dai ascolto a quasta sensazione ti si apre tutto un mondo nella testa e guardi chi ti sta attorno con occhi diversi.
Arriva il car ( pullman) e le mie peggiori previsioni prendono forma: e il modello vecchio, piccolo e con il portabagagli sopra … classico e scomodissimo car africano.
Ci stipiamo in fondo in cinque tutti stretti stretti, ma qua è così … inizia la lunga salita verso il nord, il paesaggio cambia ad ogni ora e noi siamo stanche, ma ad un certo punto, quasi alla fine stremate, scatta il momento “gita” a tirarci su di morale, cominciamo a cantare o sole mio a squarciagola con l’approvazione di tutti gli altri passeggeri, che ci invitano a continuare a cantare un po’ per divertimento e anche un po’, sotto sotto, perché ci stanno prendendo in giro!!!!
Da sole mio passiamo ad altre canzoni con l’ausilio del canzoniere.
Scende la sera e siamo praticamente alle porte di Mouda, dove ci aspetta Rosa.
Penso che il mio cuore batta come quello delle altre …
Scendiamo e questo viaggio è iniziato … verso cosa non posso dirlo ora, l’unica cosa che so è che ne varrà sicuramente la pena …
( e confido che i nostri momenti “gita” non siano finiti!!!!!!!!!!!!!!!)
daniela