Sedia a dondolo fuori dal boukaro…tre ragazzini come guardie del corpo che fissano lo schermo del coputer come se fosse la televisione e una musichetta di sottofondo…
L’aria è meno calda ora, l’armatan comincia soffiare più forte.
I giorni scorrono come l’acqua di un fiume, e quasi non ti rendi conto di ogni goccia che ti passa tra le dita…
Sono tante, diverse e poterle descrivere diventa ogni volta più complicato perché più passa il tempo e più fanno parte di te, del tuo profondo, di quel tuo essere che non trova migliore spiegazione se non il tuo vivere stesso.
Forse è un concetto complicato ma è proprio così…
Ogni giorno ti alzi e metti la tua mano nel fiume, la bagni e senti scorrere tra le tue dita il sorriso di ogni viso che incrocerai… come quello di Likamata, un piccolo che ha fatto il suo ritorno al sarè e che sei andata a trovare per vedere come se la passa in quella sua nuova vita.
Lo vedi sorridere ed è come se quelle gocce danzassero con le tue dita un canto di gioia…
Lo stesso canto che senti nella tua testa al tuo ritorno in moto verso casa, quanto il cielo comincia a colorarsi di notte e guardi la scena da fuori e ti vedi su questo trabicolo dietro all’assistente sociale, che è un’omone gigantesco, che porta una buffa maschera contro la polvere, e un gallina a testa in giu sul manubrio…ti guardi da fuori e quell’acqua ti fa sorridere…
E tra le mani ti accarezza dolce il tepore di un piccolo corpicino attaccato alla tua schiena, che dorme e respira assieme a te…cammini e pensi che un giorno forse anche tu proverai il grande mistero della vita…
Lo stesso tepore che prova il tuo cuore mentre a ricreazione Tchouto ti si avvicina barcollante e ti si accoccola tra le braccia.
….ti accarezza il viso con fatica perché le sue manine no gli permettono movimenti normali…
Sei li e per un’attimo ti dimentichi di tutto, e così capisci che l’amore ha la forma di quelle mani e la dolcezza del suo sguardo di bimba.
Poi l’acqua si fa più impetuosa e la tua mano ha un sussulto…fai fatica a controllare la corrente quando ti scontri con il vestitino sudicio, strappato e incrostato di vecchi escrementi di una bimba che viene alla tua scuola…come non controlli la corrente quando chi ti vuole bene e sta a casa, ti butta addosso tutta la sofferenza della tua lontananza, e ti senti schiacciare il cuore da quelle gocce amare…
Ma poi torna la quiete e le dita ricominciano a danzare assieme alla corsa dei bimbi del sarè, che appena ti vedono di saltano addosso…o assieme alle risate la sera con le tue compagne di avventura, che fanno parte oramai della tua vita con la stessa importanza di chi lo è da quando sei nato, perché con loro provi e condividi le gioie e dolori di ogni giorno…
Così stasera, su questa sedia a dondolo… e con i ragazzini che aumentano di numero ad ogni parola che scrivo…pensi che quell’acqua che ti scorre tra le dita e più preziosa di ogni tesoro… e anche se non potrai mai afferrarla, potrai sempre danzare e giocare con lei, placare la tua sete e rinfrescare la tua anima…
E anche se la sua corrente certe volte e tanto forte da schiacciarti, riuscirai a nutrirti anche di quella forza, sicuro che prima o poi tornerà la calma e la dolcezza del suo scorrere eterno…
daniela