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Archivio di Novembre 2008

…un piccolo sorriso…

Venerdì, 28 Novembre 2008

     

 

Qui si dice che quando muore un bimbo non bisogna piangere, perché torna subito da Dio …

L’altro ieri è morto il piccolo Mamai, dopo tanti mesi di sofferenza … e quasi per ironia la morte gli ha dipinto in volto un sorriso sereno, quel sorriso che gli mancava da tempo …

Avvolto in un lenzuolino bianco, l’ho messo nella sua piccola bara con queste mie mani che ancora stanno tremando.

Come ha tremato il mio cuore mentre guardavo quel legno chiaro durante la preghiera … le mie orecchie non hanno ascoltato niente di tutto quello che è uscito dalla bocca del prete, ma il mio cuore ha sentito il sorriso della bimba che mi fissava, seduta per terra tra me e la morte …

Sembrava fatto apposta per ricordarmi che fermarsi sarebbe stato inutile, e che andare avanti senza dimenticare è la vera preghiera.

Così  dopo una notte insonne, con la testa e il cuore ancora doloranti, si ricomincia a vivere, lavorare e anche ridere, cercando  di non far morire la speranza che ci sia sempre un piccolo sorriso tra noi e la morte.

                                                                                                                                                    daniela

 

 

…scorrere…

Domenica, 23 Novembre 2008

Sedia a dondolo fuori dal boukaro…tre ragazzini come guardie del corpo che fissano lo schermo del coputer come se fosse la televisione e una musichetta di sottofondo…

L’aria è meno calda ora, l’armatan comincia soffiare più forte.

I giorni scorrono come l’acqua di un fiume, e quasi non ti rendi conto di ogni goccia che ti passa tra le dita…

Sono tante, diverse e poterle descrivere diventa ogni volta più complicato perché più passa il tempo e più fanno parte di te, del tuo profondo, di quel tuo essere che non trova migliore spiegazione se non il tuo vivere stesso.

Forse è un concetto complicato ma è proprio così…

Ogni giorno ti alzi e metti la tua mano nel fiume, la bagni e senti scorrere tra le tue dita il sorriso di ogni viso che incrocerai… come quello di Likamata, un piccolo che ha fatto il suo ritorno al sarè  e che sei andata a trovare per  vedere come se la passa in quella sua nuova vita.

Lo vedi sorridere ed è come se quelle gocce danzassero con le tue dita un canto di gioia…

Lo stesso canto che senti nella tua testa al tuo ritorno in moto verso casa, quanto il cielo comincia a colorarsi di notte e guardi la scena da fuori e ti vedi su questo trabicolo dietro all’assistente sociale, che è un’omone gigantesco, che porta una buffa maschera contro la polvere, e un gallina a testa in giu sul manubrio…ti guardi da fuori e quell’acqua ti fa sorridere…

E tra le mani ti accarezza dolce il tepore di un piccolo corpicino attaccato alla tua schiena, che dorme e respira assieme a te…cammini e pensi che un giorno forse anche tu proverai il grande mistero della vita…

Lo stesso tepore che prova il tuo cuore mentre a ricreazione Tchouto ti si avvicina barcollante e  ti si accoccola tra le braccia.

….ti accarezza il viso con fatica perché le sue manine no gli permettono movimenti normali…

Sei li e per un’attimo ti dimentichi di tutto, e così capisci che l’amore ha la forma di quelle mani e la dolcezza del suo sguardo di bimba.

Poi l’acqua si fa più impetuosa e la tua mano ha un sussulto…fai fatica a controllare la corrente quando ti scontri con il vestitino sudicio, strappato e incrostato di vecchi escrementi di una bimba che viene alla tua scuola…come non controlli la corrente quando chi ti vuole bene e sta a casa, ti butta addosso tutta la sofferenza della tua lontananza, e ti senti schiacciare il cuore da quelle gocce amare…

Ma poi torna la quiete e le dita ricominciano a danzare assieme alla corsa dei bimbi del sarè, che appena ti vedono di saltano addosso…o assieme alle risate la sera con le tue compagne di avventura, che fanno parte oramai della tua vita con la stessa importanza di chi lo è da quando sei nato, perché con loro provi  e condividi le gioie e dolori di ogni giorno…

Così stasera, su questa sedia a dondolo… e con i ragazzini che aumentano di numero ad ogni parola che scrivo…pensi che quell’acqua che ti scorre tra le dita e più preziosa di ogni tesoro… e anche se non potrai mai afferrarla, potrai sempre danzare e giocare con lei, placare la tua sete e rinfrescare la tua anima…

E anche se la sua corrente certe volte e tanto forte da schiacciarti, riuscirai a nutrirti anche di quella forza, sicuro che prima o poi tornerà la calma e la dolcezza del suo scorrere eterno…

                                                                                                                                  daniela

…è già mercoledì…

Mercoledì, 19 Novembre 2008

E siamo già a mercoledì e io sto qua ancora a pensare alla settimana scorsa … non è diventata un’ossessione, è che sta diventando ormai complicato raccontare ogni cosa, anche per il semplice fatto che le cose si moltiplicano e si accumulano e tu ti ritrovi a faticar a trovare un pensiero che esprimi logicamente certe cose.

Provo…

Allora pensano alla scuola mi viene in mente un album da disegno e quella sensazione strana mista a paura ed entusiasmo quando incominci a tracciare le prime linee: la sindrome da foglio bianco. Ogni giorno è così perché anche se ti basi sul disegno fatto prima, sulle emozioni provate, sui risultati raggiunti e su quelli più difficili da perseguire, è sempre un reinventare e ricostruire a nuovo… e la difficoltà sta nel far si che le idee che ti vengano siano davvero utili al fine e non muoiano lì…ed è difficile soprattutto per i vari casi da manuale che si trovano concentrati nell’aula…e io quel manuale lo sto prendendo in mano giustappunto ora…sperema…

Poi c’è il quaderno di scuola di Dawa dove ad ogni pagina mi si apre tutto un mondo… e anche se a volte mi fa impazzire di rabbia perché si mette a far una confusione mai vista o non gli va proprio di lavorare, so che poi sorriderò e riderò…alla fine ad ogni passo in più che fa è come se mi portasse avanti con lui!

Questa settimana però è arrivato un nuovo bimbo: si chiama Israel ed è come si dice: un caso!

Ha undici anni ma fa i discorsi come uno di quattro, non scrive ne legge, conosce le lettere e i numeri in maniera confusionaria e non tutti e non li riconosce, non disegna e ha problemi di organizzazione spazio-temporale…questo e altro… e oltretutto è davvero davvero viziato!!!

Quindi il mio pensiero va spesso e volentieri verso un muro da prendere a testate…ma poi quel muro so che si romperà perché la mia testa è troppo dura…e quindi la vinceremo in qualche modo questa lotta!

La lotta che inizia quando mi sveglio al mattino (sempre prima delle sei)con gli urli dei vari sordi del sarè, che sbrigano le varie faccende prima della scuola e penso: voglio dormireeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee…

Ma alla fine ti alzi, guardi fuori, e dopo esserti resa conto che si sveglia ti accorgi che tutte quelle faccette sorridenti, un po’ furbe , sono il miglior buongiorno che mai potresti ricevere…poi alla sera li maledici un po’ quando cominciano a starti addosso chiedendoti un sacco di cose, e prendendoti in giro per ogni qualsivoglia minimo movimento diverso che fai…caspita sono sordi ma la vista è fantastica: non puoi fare assolutissimamente niente senza che loro se ne accorgano, neanche quando pensi di essere da sola…qualche volta è quasi inquietante!eh!eh!

Come è inquietante la velocità con la quale si parlano tra di loro nel linguaggio dei segni…è pauroso!

Ho fatto vedere il cartone animato di pinocchio al gruppo di teatro e hanno passato tutto il tempo a gesticolare in un modo incredibile…mi girava la testa alla fine.

Poi arriva la sera, e come ogni giorno la stanchezza è davvero tanta e il tuo corpo chiede pietà…ti fermi un’attimo ma la tua testa no,  e continua a macinare pensieri e immagini, rielaborare e inventare, sussultare e gioire…come se fosse tutto un’eterno movimento…

E l’immagine nella quale ogni pensiero converge e trova voce è un grande sole … è faticoso camminare quando batte forte e ti sfinisce, ma è poi lo stesso sole che ti illumina la strada e ti scalda quando tira il vento…

                                                                                                                                     daniela

…in viaggio…

Mercoledì, 19 Novembre 2008

 

9/10 novembre 2008

 

Cinque  e venti della mattina e la sveglia suona … con gli occhi ancora pieni di sonno raccogliamo lo zaino e le borse e ci proiettiamo verso la nostra unica salvezza, il carburante senza il quale ogni viaggio non può avere inizio: il caffè!!!!!!!!!!!!!

Destinazione Roumsiki … e anche se il caffè è camerunense, quindi come niente, ce lo facciamo bastare.

Siamo in otto, noi quattro del servizio civile, Joelle( volontaria da Aosta), due novizie in stage alla fondazione e Tantine, un’educatrice che lavora nel sarè dei più piccolini.

All’agenzia dl car a Maroua dobbiamo aspettar un po’, come sempre si parte solo quando si riempie quindi mettiti comodo e rilassati … così inizia la classica fotomania : e vai col momento gita!!!!!!!!!!

E come ogni gita che si rispetti abbiamo dato fondo allo stomaco con ogni tipo di assaggino vario, cominciando giustappunto nell’attesa di partire con il frutto della cola…una schifezza mai assaggiata prima!!!!mai più!!!

Poi si sale… la regola è la stessa: tutti vicini vicini!!!! Che certe volte ti viene da paragonare questo tipo di viaggio, dove per forza o per piacere due parole le devi fare con chi ti sta “sul” fianco, alle tratte fatte su autobus o tram in Italia dove quasi non ti accorgi che c’è qualcuno al tuo fianco…sempre se non è l’ora di punta, dove comunque il massimo che fai è insultare chi ti salta sui piedi!

Comunque…

Siamo sul car, e quindi tu pensi che ti metti tranquillo almeno per un’oretta e mezza fino a Mokolo… invece nooooooo… è no perché qui niente va mai come pensi! Appena ti rilassi il car si ferma ad un posto dove si paga il pedaggio e non riparte neanche a pregarlo … e a quel punto puoi cominciare a prendertela e a vivere la prossima ora con il nervoso, o fare la scelta migliore: metterti buono e tranquillo sul ciglio della strada e aspetti, aspetti…ti guardi intorno, due passi…così senza troppo chiedersi quando ripartirai, perché sarebbe una domanda troppo complicata e il momento è delicato!!!!

La batteria del car è a terra e quindi ne avremo veramente per un po’..il posto non lo conosciamo, ci sono delle donne che vendono bigne e qualche altra cosa, un bimbo che stava con noi sul car se la gioca con Tantine; lo guardo e sorrido: deve davvero aver caldo chiuso dentro in quel completo giacca e camicia che la mamma le ha messo per il viaggio.

Dopo un po’ capita che anche i bisogni più primordiali iniziano a farsi sentire e così tutte a far pipì, e qui funziona che entri nel primo sarè e chiedi del bagno … e a noi è andata particolarmente di lusso che era recintato con la paglia!

Ci rimettiamo sul ciglio della strada a fissare l’orizzonte e un po’ anche ad imprecare contro il car…che poi tutto d’un tratto si riaccende e quindi : “ indilla Mokolo”; arrivati a destinazione veniamo completamente assalite dai mototaxi che fanno la tratta da li fino a Roumsiki… è una discussione all’ultimo franco cfa, ma alla fine abbiamo i nostri quattro centauri e si parte.

La strada è veramente tutto un buco e quindi c’è una parte di te che in quei momenti soffre più del solito, e la polvere che ti si attacca copiosamente sulla pelle non aiuta … ma il panorama è stupendo e quindi ti basta concentrarti su quello per dimenticare tutto il resto … sempre che la tua moto  e quella che ti è subito dietro non comincino a fare i garetti a chi arriva prima! Così ti risvegli dal tuo momento riflessivo bruscamente … anche perché quella parte del corpo comincia davvero a gridare aiuto!!!!

Capita anche che  ti devi fermar perché una delle quattro moto non va, e quando ce la fa si fa superare pure dagli asini!

Qui è così: non sai mai quando parti, figurati se e quando arrivi; quindi, quando inizi un viaggio, metti in conto che potresti anche non arrivare alla meta.

Ma a noi è dopotutto non è andata neanche malissimo, quindi all’una e mezza scendiamo dalle moto tutte impolverate ma sane e slave!

Mando a chiamare un ragazzino di nome Gerome, che ci farà da giuda in questo finesettimana , nel villaggio e nella valle.

Qui si sente e si vede molto la mano lunga dell’occidente, grazie alla particolarità della natura è diventato un posto abbastanza turistico … ma ci vengono per lo più bianchi con i soldi e quindi c’è un hotel di lusso…pure con piscina… e altri piccoli posti dove si può dormire e mangiare…ma sono troppo da bianchi.

Noi optiamo per andare a dormire in valle, dove c’è la possibilità di dormire presso una famiglia che ti da anche la possibilità di cucinare; così ci beviamo qualcosa di fresco, birra e cocacola, mangiamo qualcosa e poi facciamo la spesa  per la cena: riso, olio in un sacchetto di plastica,concentrato di pomodoro e sardina, pane, patate dolci fritte e bigne di soja, frutta e…cavolo un sacco di cose…alla fine quando si fa gita bisogna mangiare!

Poi gambe in spalla e via si scende in valle, e cammina cammina e cammina … e continua a camminare… ti guardi intorno e la tua testa comincia a farsi un viaggio tutto suo, parallelo, mille pensieri, un po’ filosofici e un po’ malinconici … e poi scorgiamo in fondo tre sarè e finalmente ci siamo!

Sono entrata oramai tante volte in un sarè, dal più povero e malconcio, al più ricco e pulito, ma comunque ogni volta mi sento sempre un po’ strana…come se violassi non so quale equilibrio nascosto…

Forse perché è in quei momentio che il mio essere bianca prende più luce… non lo so ma la cosa passa subito quasi sempre… ed è stato così perché dopo aver salutato il capofamiglia che stava lavorando il legno, mi sono diretta all’interbi dove la moglie stava macinando le arachidi contornata dai figli, e dopo un sorriso le ho dato una mano.

E’ strano come succede che, senza sapere niente uno dell’altro ci si metta fianco a fianco a lavorare senza porsi alcun tipo di problema o domanda.

Io e Tantine ci siamo occupate della cucina e poi abbiamo raggiunto le altre al fiumiciattolo per lavarci … sembrava di stare in un film classico…eh!eh!

La cena poi è stata fantastica: su di una nat fatta con un sacco di plastica, abbiamo mangiato il riso e la bul che ci hanno offerto, patate dolci fritte, sardine e frutta…pane…insomma di ogni senza ritegno..ridendo e scherzando..il tutto con le mani, illuminate da una torcia…fantastico!!!

Riordino veloce e poi Tantine ci dice che ci sono dei bimbi che stanno cantando poco più in la e la raggiungiamo…

L’immagine che mi si presenta mi ha fatto sentire il cuore in gola, e batteva al ritmo del tamtam…la luce della luna e la polvere dei piccoli piendini in movimento sembravano fare una magia che si esprimeva nei canti che si perdevano nel silenzio della valle. Seduta li guardavo e … neanche un video potrebbe restituire quell’emozione forte, quella sensazione di immenso…

E poi la notte passata a pensare che non sarebbe passata mai: in otto strette strette nel boukaro, dove i nostri corpi sono diventati uno solo dolorante… e infreddolito…

Ad un cero punto sembrava che fosse passato un sacco di tempo, ma quando abbiamo scoperto che era solo l’una Ambra ha detto: “ è l’una di notte e tutto vabene!”, e da fuori si sente: “ Beeeeeeeeeeeeee”, la capra che conferma … la risata incontenibile è stata immediata… e ha peggiorato la situazione già precaria delle nostre posizioni su quella nat!

Alle cinque poi non ce l’ho più fatta e sono uscita, il freddo sembrava essermi entrato nelle ossa… ma fuori dal sarè, nel campo di miglio oramai spoglio, stava la mamma con i suoi piccoli che si riscaldavo al fuoco e con un sorriso mi hanno accolto tra di loro.

Ma non è stata la brace a scaldarmi, ma il mostro parlare senza comprenere l’uno la lingua dell’altro, i sorrisi e le risate e il senso di casa che in quel momento ho sentito così forte.

Piano piano tutti le mie compagne di viaggio hanno fatto capolino dal boukaro e lo spettacolo di chi aveva il viso più devastato ha avuto inizio… ma come sempre l’ha vinto Rita!

Colazione veloce con biscotti e frutti avanzati, un pezzo di cioccolata e via con la scalata per tornare al villaggio.

Mentre salivo, oltre a sentire la terra e i massi sotto le mie hall star vecchie e cosumate, sentivo che quei sorrisi e quel fuoco non mi avrebbero più lasciata…

Al villaggio abbiamo fatto mercato…fino allo sfinimento tra artigianato e frutta, bignè di soya e bigne di fagioli…penso che non ne mangerò più per un po’!!!bastaaaa!!!!

Abbiamo salutato Gerome e  aspettato i centauri…questa volta abbiamo fatto cambio moto e io ho preso la moto/carretta…è stato davvero un parto arrivare fino a Mokolò!

E il car che buca…come se non bastasse arrivati nei pressi di Mouda dobbiamo aspettare ancora l’altro car…aspetta aspetta e aspetta…sempre per sottostare alla regola che non sai quando parti figurati se sai quando arrivi…

Ma alla fine stanche morte siamo arrivate in fondazione…

Scottata dal sole la sera a letto ripensavo a questi due giorni sentendo ancora quel fuoco dentro…come se mi avesse seguito per ricordarmi che si può sempre sorridere, lavorare e cantare sotto le stelle, non importa chi sei e che fai, quanti soldi hai e quello che mangi…

Il giorno dopo oltre tutto questo è rimasto anche…acido lattico a volontà!!!ma questo è dato dal fatto che sono un po’ una mezza calzetta e non sono abituata a queste scarpinate!!!eh!eh!

 

“E’ l’una di notte e tutto vabene…beeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!!!!!!!!!”

 

                                                                                                                               daniela

…ho perso il conto!

Giovedì, 13 Novembre 2008

9 novembre 2008

 

Bon…volevo cominciare con lo scrivere il numero delle settimane a cui sono arrivata ma…mi sa che ho perso il conto!!!!

Non me lo ricordo più…

Ormai questo tempo e questo spazio sono diventati parte di me e quindi  i giorni e le settimane scorrono intensi, e il giorno dell’arrivo sembra oramai essere così lontano da non poterne stimare la distanza.

È stata una bella settimana direi, con i suoi problemi di tutti i giorni, ma l’umore era alto e quindi tutto aveva una luce più positiva.

Così ho perso il conto delle risate che mi sono fatta, soprattutto alla mia scuola, cerco di star seria io, di fare la “maestra”, ma certe volte mi nascondo tra le mani e piango dal ridere … succedono di quelle scene buffe che non si potrebbero neanche descrivere!

Per esempio è successo che abbiamo fatto il gioco del mercato per l’attività di iniziazione alla matematica, io ero la donna del mercato, l’altra che lavora con me la mamma che inviava i bimbi a comprare i pomodori: gli diceva quanti ne voleva e poi li mandava da me.

Tra tutte le cose più impensabili la più divertente è stata quando Dawa doveva prendere quattro pomodori: arriva lì e me ne chiede tre, se li prende e torna dalla mamma; lei lo sgrida dicendo che doveva tornare al mercato per prenderne quattro e non tre, a quel punto lui torna e con la più totale convinzione e naturalezza mi dice: “ donna del mercato mi hai imbrogliato, io volevo quattro pomodori e tu me ne hai dati tre!”

Io ho provato stare seria ma non ce l’ho proprio fatta… siamo scoppiati tutti a ridere e ci è voluto un po’ a riprendere l’ordine!

Come nel momento delle attività di canto e gioco è successo che mentre cantavamo una canzone in guyziga e c’erano tutti che se la ballavano, chi in piedi con fatica come Haoua e Pratang, chi in ginocchio come Tchouto, io ho fatto d’istinto l’urlo che fanno le donne qui mentre cantano, battendo col pugno sulla testa degli altri… mi hanno tutti guardato stupiti e poi si sono scompisciati dalle risate buttandosi a terra… compresa Pratang che ha perso l’equilibrio e ha fatto veramente un bel capitombolo!!

E ho perso il conto di quante volte in questa settima ho detto bravo a Dawa che mi stupisce ogni giorno di più, è difficile con lui ma sta migliorando molto ed ogni passo avanti che fa è un gran bel regalo!!!

Alla scuola dei sordi ho perso il conto delle volte in cui ho pensato: non ce la posso fare con queste pesti così disordinatamente agitate … il giovedì è veramente un delirio ma alla fine ne esco sempre stanca ma con un sorriso perché vederli cimentarsi tra i colori e divertirsi alla fine supera tutto.

Anche col gruppo teatro si va avanti, è come se ci conoscessimo sempre di più e spero che ci sia sempre questa armonia… che va oltre la comunicazione “verbale”: visto che sono ancora molto pochi i segni che riesco a usare e che conosco…

Poi coi bimbi del sarè si perde il conto degli abbracci e dei baci, delle corse e dei sorrisi … e anche con le educatrici è bello trovarsi a ridere e scherzare e a parlare di un po’ tutto, della nostra vita, dei bimbi, delle differenze tra l’Italia e il Cameroun, di tutto e di più.

Poi c’è stato il finesettimana fuori… stancante ma ciò che è rimasto è solo tanta tanta serenità e tanta voglia di continuare ancora a perdere il conto dei giorni e delle settimane passate a vivere e scoprire questo mondo e questo viaggio.

 

 

                                                                                                                    daniela