Home Chi siamo Fotogallery Scrivici Sostienici Notizie da Mouda C.V.S. Admin

Archive del 28 Luglio 2008

UN AIUTO PER L’AFRICA

Lunedì, 28 Luglio 2008

Globalizzare=unire il mondo,termene spesso usato da noi,termine che indica ormai una realtà,oggi con i mezzi di comunicazione e di trasporto é facile raggiungere le diverse parti del mondo ed essere informati su cio’ che accade anche in luoghi molto distanti.Pensando ai miei precedenti viaggi all’estero,ho potuto constatare che non ci sono grandi diffferenze soprattutto tra i giovani nell’abbigiamento,stile di vita.Qui invece le differenze si vedono e come,per esempio qui i piu’ non hanno mai frequentato la scuola,non sanno né leggee né scrivere,non sono mai andati molto lontani dal loro villaggio,esiste un mondo di cui loro non sanno nulla,soprattutto cio’ accade tra la gente dei villaggi piu’ sperduti e tra i piu’ anziani,i giovani in genere sono piu’ aperti.Ieri per esempio una bambina di un piccolo villaggio qui vicino nel vedermi si é mesa a strillare impaurita come se avsse visto un fantasma,al momento non avevo capito il perché di cio’,on le avevo detto nulla e neppure mi ero avvicinata,ma poi mi hanno spiegato il motivo:ero bianca,per quella bambina vedere un bianco é un evento raro,una stranezza,abituata a vivere nel suo villaggio senza possibilità di comunicare con il resto del mondo.La gente,in particolare delle zone piu’ lontane dalle città,non sanno nulla o quasi del resto del mondo,l’unica realtà che conoscono é la loro.In questi luogi sembra quasi che il tempo si sia fermato.E’ bello sapere che esistono ancora posti incontaminati,intatti dove il mondo occidentale cosi’ prorompente non é riuscito a penetrare,a cancellare quelle lingue,costumi,usanze tipiche di questa gente.Si tende a pensare che il modo di vivere occidentale sia il modello dello sviluppo,della razionalità,é un modello che se anche con aspetti negativi,nesuno puo’ negargli anche molti aspetti positivi,basti pensare ai progressi della medicina,qui basta una banale infezione per morire,qui la durata della vita media é circa 40/50 anni,quasi la metà che da noi.Percio’ apparentemente il nostro stile di vita sembra quello giusto,da noi non si muore per una banale infezione,ormai si vive in media 80 anni,per prendere l’acquua non dobbiamo fare ogni giorno qualche chilometro,ma basta un semplice gesto.Cio’ mi fa riflettere sul tipo di aiuto di cui veramente l’Africa ha bisogno,credo che non sia giusto imporre il nostro modo di vivere occidentale,aiutare,si’,ma in modo ”discreto”,cioé credo che l’Africa sia un po’ come un bambino che deve imparare a camminare,noi come un genitore che vuole veramente far crescere il proprio figlio non puo’ prenderlo in braccio e camminare per lui,cosi’ il bambino non imparerà mai a fare da sé,ma sarà sempre dipendente da qualcuno,il genitore deve tendere la mano al proprio figlio affinché lui stesso impari a camminare.Ecco aiutare veramente queste persone é possibile non se gli si danno semplicemente delle cose,ma se li aiutiamo a crescere,fornendogli gli strumenti giusti,cosi’ che l’Africa impari veramente a camminare con le proprie gambe,questo pero’ é un processo lento e difficile,ma é l’unico modo per crescere.E’ cio’ che si cerca di fare qui in fondazione,per esempio non solo si costruiscono pozzi per l’acqua,ma gli si insegna anche come a costruirli cosi’ che imparino a provvedere a se stessi,o cosi’ i bambini che vengono accolti quando raggiungono l’età di tre anni ,quando cioé hanno raggiunto un minimo di indipendenza ,vengono reinseriti nei loro villaggi. Ho l’impressione che qui soprattutto i giovani abbiano un po’ il mito dell’occidente,come se fosse una sorta di eldorado dove non esistono problemi,infatti parlando con molte ragazze che lavorano qui alla fondazione,mi hanno confidato che un loro sogno sarebbe quello di venire a lavorare in Europa,ma non sanno pero’ che non é tutto oro cio’ che luccica,non considerano i problemi di integrazione e le numerose difficoltà che incontrerebbero in un mondo completamente diverso dal loro,non so’ se troverebbero veramente la felicità da noi.Secondo me per loro sarebbe meglio che investissero le loro energie per crescere e migliorare insieme nella loro terra,anche se la tentazione di emigrare é forte,qui si é poco o nulla aiutati dallo stato.Non so’ ,questa é la mia opinione personale,ma probabilmente se fossi una giovane ragazza africana cercherei anch’io di emigrare all’estero.

Enrica

UN POMERIGGIO

Lunedì, 28 Luglio 2008

E’ una domenia pomeriggio,da lontano si sentono i primi tuoni,le nuvole avanzano,stà per arrivare un altro temporale,ormai la stagione dell piogge é iniziata,piu’ che in Africa a volte ho l’impressione di essere in Inghilterra,quasi tutti i giorni piove.In poche settimane i terreni prima aridi e secchi si stanno ricoprendo di una ricca vegetazione,qui con le piogge é come se avesse inizio la primavera:la natura sembra risvegliarsi.   Ne approfitto per ritirarmi in camera,mi siedo alla scrivania e guardo alla finestra la pioggia che scende,cerco di rilassarmi,nella mente si sovrappongono mille volti di persone care conosciute qui in Africa e volti di persone che ho lasciato a casa,cerco di mettere ordine al sovrappori di mille pensieri,da questo caos emerge un pensiero:da quando sono in Africa,tante cose ho fatto,tante persone ho conosciuto,tante emozioni ho vissuto,tante cose ho visto,gioia,felicità ma anche sofferenza molta sofferenza,non tanto qui in fondazione,questa é un po’ un’isola felice,ma soprattutto fuori,in particolare negli ospedali. LA SOFFERENZA! E’ un tema che inevitabilmente in un’esperienza di missione ci si trova ad affrontare.A dire la verità,non ho trovato qui piu’ sofferenza che da noi,con la differenza che da noi é mascherata dal benessere,infatti il vero dolore non é causato da quanto abbiamo sul piano materiale,se anziché avere un abito straccio ne ho 50 bellissimi,se anziché mangiare tutti i giorni farina di miglio ho un’alimentazione ricca e variegata,ma dipende da come ci sentiamo nel nostro mondo interiore,se ci sentiamo soli o no,se abbiamo un cuore pieno di amore o vuoto e sterile.Puo’ sembrare strano,ma puo’ essere piu’ felice un bambino qui che magari ha due stracci,mangia poco,ma che vive in un contesto sociale,quale il villaggio,dove si sente protetto e a diverse figure di riferimento,che un bambino in Italia,circondato da mille giochi,con una giornata piena di impegni,ma magari solo perché i genitori divorziatie sballottato da una baby-sitter ad un’altra,senza nessuno che si interessa veramente a lui. Anche la vita qui,non ha molti comfort che invece a casa possiedi,la corrente va e viene,per lavarti hai acqua fredda,non hai molti svaghi,ma senti che la tua vita é piena!piena di relazioni,piena d’amore che i bambini ogni giorno ti donano con un loro sorriso.

Enrica

VORREI AVERE……

Lunedì, 28 Luglio 2008

Vorrei avere un cuore grande,grande per amare tutti,ricchi e poveri,inteliggenti e ignoranti,simpatici o antipatici,gentili o avari

Vorrei avere un cuore libero,libero da paure,da pregiudizi,dall’egoismo

Vorrei avere un cuore sincero

Vorrei avere un cuore aperto

Vorrei avere un cuore che sà donarsi completamente

Vorrei avere un cuore che sà perdonare

Vorrei avere un cuore innocente

Vorrei avere il cuore come quello di un bambino  

Enrica

LA CONDIZIONE DELLA DONNA

Lunedì, 28 Luglio 2008

Qui in Africa,la donna é poco o nulla considerata in quanto persona,ma come una proprietà prima della famiglia che la obbliga a matrimoni combinati e poi del marito che ne dispone come vuole,sono infatti piu’ le donne che lavorano nei campi e si occupano della casa,l’uomo poi ha diritto ad avere piu’ mogli,ma non vale il contrario.La donna qui é ancora molto sottomessa.Non credo pero’ che gli uomini abbiano poca considerazione delle donne per cattiveria,ma é proprio un modo di vivere legato ad un contesto sociale arcaico,del resto se ci pensiamo 50/60 anni fa non era poi molto diverso anche da noi.Ma ,per fortuna, qualcosa tra le nuove generazioni comincia a cambiare ,anche le ragazze studiano e si trovano un lavoro,questa indipendenza economica poi gli permette di gestire piu’ liberamente la propria vita e non di dipendere da un uomo.Qui infatti l’8 marzo,la festa delle donne,é molto sentita,mi hanno raccontato che per quel giorno tutte le ragazze indossano abiti sui quali sono riportate immagini o frasi che richiamano la libertà e il valore della donna.

Enrica