
26 luglio 2009
Ora fuori è silenzio…
Ora fuori è quasi sempre la pioggia….
Ora si sentono solo le gocce che si posano su ogni cosa…si posano sulla terra donandogli la vita, si posano sul cemento delle case rinfrescando i muri, si posa sui tetti in paglia delle capanne impregnandole, si insinua nelle fessure e tamburella sui tetti in lamiera…
Ora la voglia è solo di coricarsi e dormire cullati da queste gocce…
Ora…
Ora la stanchezza si fa forte dopo una giornata intensa: la festa della solidarietà dei sarè…un lauto pranzo dove riso, carne e pane hanno sazziato
più o meno tuuti, innaffiato da succo, birra cocacola e bil-bil…poi le danze, e che danze! Non tradizionali, per le feste si balla come in discoteca, quasi latino, un tocco di disco, in un miscuglio dove fianchi e fondoschiena hanno la meglio tra donne, uomini, e bambini…dove tutti ballano un po’ come esce, tranne alcune canzoni molto conosciute che hanno una determinata coreografia che tutti conoscono…oggi ho dato del mio anche io, visto che in teoria ne sarei il presidente ma sapete com’è ho dei seri problemi a muovermi così in pubblico…così tra un bambino e l’altro con la scusa di farli ballare me la sono cavata…
E stato divertente, soprattutto perché dopo il pranzo Diguir, un ragazzo che lavora nel sarè dei più piccoli, lamentandosi che il sarto non aveva fatto in tempo a fare la sua tenuta…ah! Tra parentesi, tornando alla moda a fricana di avere una divisa per la festa, anche noi oggi eravamo tutti vestiti con lo stesso pagne!
Così ho donato gentilmente il mio completo a lui con il risultato che per poco tutti non ce la facevamo sotto dalle risate, compreso lui che vi giuro stava veramente bene vestitto da donna!
Così ora anche questa è fatta…
Ora mancano solo le ultime incombenze, rapporti vari, fiches di valutazione,programmi…lavoro d’ufficio…noiosissimo! Ma bisogna…
Manaca poco alla partenza e ora l’urgenza di stringersi si fa bisogno incontrollabile…
Stringersi tra noi, che sentiamo troppo vicino il distacco fisico da questo Noi che è stato la nostra forza e la nostra energia, la nostra consolazione e la nostra famiglia, il nostro nido e la nostra libertà…
Stringersi a quelle creature che hanno dato concretezza al nostro servizio, con i loro sorrisi, i loro pannolini cambiati e i loro pianti asciugati…
Ora quando li incontro il mio primo pensiero è se li rivedrò tutti al mio ritorno, se qualcuno se ne sarà già andato…non lo so ma qui il tempo è beffardo…un mese può essere tutta una vita e passare in un’attimo e quindi devi essere pronto a tutto…
Abbiamo
festeggiato questo primo periodo di “NDRA AR LE’EN”…abiamo fatto una bella festa al bar dell villaggio: “da Yaya”, tutti insieme con la maglietta del gruppo…e abbiamo dato spettacolo anche li…nel senso che tra uan risata e l’altra, un ballo e l’altro e Gaiwe che dava di suo, bè sembrava di stare dentro a un teatro!
Andare nei villaggi e presentare il frutto del nostro lavoro, portare un messaggio, un messaggio di integrazione e unione mi ha fatto scoprire molte cose, soprattutto osservando le varie reazioni delle persone, la loro partecipazione, a volte più rumorosa di altri.
Mi ha dato un nuovo motivo per continuare…ora nella testa ci sono molte idee, progetti, ai quali dare forma e vita…

Il mio amico Moustafà è tornato a casa e ora rimane il suo sorriso, rimangono i suoi abbraccie e le sue corse tra le mie braccia come un calore infinito che mi riempie mi fa andare oltre la sua mancanza…perché ora più che mai so che ogni incontro, che sia prolungato o no, fa in modo che la tua storia non sia più solo tua, ma fa in modo che si incroci, si confronti e si arricchisca con le altre storie, tanto da non essere più solo la tua…Mustafà se lo rivedrò o no questo non mi è dato da sapere, dovrebbe tornare ma qui è tutto molto relativo,ma so che lui fa parte di me come io di lui, perché il seme che lui aveva l’a piantato nel mio e in tanti altri cuori…e ora sta crescendo: come i suoi capelli che sono di nuovo neri, come i suoi grandi occhi!
Anche Madi se nìè andato, in una serata di pioggia…si è lasciato andare…un grande uomo costretto su una sedia a rotelle da anni, movimenti quasi inesistenti, rallentati, che riempiva la veranda del centro con il suo sguardo attento, penetrando l’anima di chiunque gli passasse accanto…riempiva la veranda con le sue domande, innumerevoli domande a volte scomode e imbarazzanti, a volte profonde come i suoi occhi.
Personaggio così ingombrante che a volte era pure troppo e ti ritrovavi a percorrere vie alternative perché Madi era in veranda, e non ne avevi la ben che minima voglia di affrontarlo…
Tutti lo “odiamavamo”…nel senso che lo odiavamo e amavamo allo stesso tempo…un grande rompiscatole che andandosene ha lasciato un vuoto pesante sotto quella veranda che era il suo regno e il suo mondo…lui pensava che tutti sraebbero stati contenti della sua dipartita…ma era l’orgoglio che parlava…
Davanti alla sua stanza, davanti al suo corpo freddo, eravamo in tanti, moltoi probabilmente solo per curiosità, ma alcuni occhi erano velati, come i miei…quel velo che ti copre anche il cuore quando ti rendi conto che un pezzo del mondo se ne andato…quando ti rendi conto che ora tutto sarà diverso…
Durante il suo interramento, nel cimitero di Maroua, fissavo il suo corpo avvolto in una stuoia, sul retro dell’auto…siamo nulla una volta morti, e quella ne era l’immagine…siamo nulla perché il nostro corpo non è nulla…ma è solo il nostro corpo, perché ciò che ci rende uomini immortali è ciò che alberga di noi nelle altre persone…Madi non sarà quell’ultima immagine che ho di lui…Madi non è mai morto veramente…il suo corpo non c’è più è vero, e dove sia ora non lo so…mussulmani, cattolici o altro non è l’importante… ogni volta che passo dalla veranda penso a lui, mi aspetto di trovarlo con una nuova domanda per me…ho pianto la sua morte ma non lo rimpiango perché lui è ancora qui, nella mia storia, in quella di ogni persona del centro e ora anche nella vostra, ora che sapete di lui.
Ambra mi ha raccontato la vera storia delle farfalle bianche, termiti che scampano alla morte andando sotto terra e che poi rinascono in veste nuova e bellissima…
Così ora ne ho la conferma, quel regalo che un giorno una persona speciale mi aveva fatto ora prende un significato ancora più profondo…quelle farfalle, quei voli sono ancori più speciali…
Ora i giorni si possono contare senza perderne il filo…così la tendenza è nel guardarsi indietro per vedere che è stato…cosa si è fatto e cosa non si è riusciti a portare a termine, che si è dato e che si è preso…è un bene tirare le fila di un viaggio, ma credo che sia meglio partire da ora, con la coscienza del passato e guardare a quello che sarà…
Ora…
Ora fuori è tornato il sole…
daniela