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L'Ancora
nell'unità di salute

Sommario n. 1
Gennaio - Febbraio 2007


 

Rivista bimestrale a cura del Centro Psicopedagogico Etico Spirituale dei Silenziosi Operai della Croce

per operatori sanitari


Editoriale

Per uno splendido compleanno

Il 2007, anno in cui si celebra il sessantesimo dalla nascita del Centro Volontari della Sofferenza (17 maggio 1947) e dei cinquant'anni di vita comunitaria dei Silenziosi Operai della Croce nella loro "casa madre", presso il Santuario "Salus Infirmorum" a Valleluogo di Ariano Irpino (GGTorre).

 

 

 

 

Testimonianza

Il venerabile fr. Luigi Bordino

dei Fratelli di San G.B. Cottolengo

Trent’anni fa moriva santamente al Cottolengo di Torino, ove aveva vissuto la sua vita religiosa di Fratello infermiere, il Venerabile Andrea Bordino.
Le sue attenzioni fraterne e professionali verso i pazienti non mirano solamente alla cura del corpo, ma anche alle loro anime. Al momento giusto dice loro le sue paroline costringendoli a riflettere: «Prega un po' che non ti fa male!»; «Pregherò per te!»; «Preghiamo durante la Messa».
La sua testimonianza di fedeltà religiosa, la sua vita di preghiera e la disponibilità generosa al servizio caritativo lo favoriscono per il dialogo di fede, sempre di poche parole, che egli propone con disarmante semplicità.
Con la sua carica di virile tenerezza dice a chiunque: «Fatti furbo! Un pezzo di Paradiso paga tutto!».

Michele Salcito

 

Documenti

Per il coraggio di vivere e di far vivere

MANIFESTO
per la garanzia di una presa in carico globale: di trattamento, cura e sostegno e contro l’abbandono, l’accanimento e l’eutanasia nel nostro Paese.

 

 

L'Ancora

nell'unità di salute

Percorsi di vita

tra scienza e fede

 

 

  Fondata nel 1978 da mons. Luigi Novarese, la Rivista raccoglie il contributo a carattere scientifico che l'apostolato per la promozione della persona sofferente (Centro Volontari della Sofferenza) trae dalla sua esperienza e dalla riflessione critica di collaboratori con differenti qualifiche professionali.

  L'Ancora nell'Unità di Salute, proprietà dell'associazione Silenziosi Operai della Croce, raccoglie ed esprime contributi relativi a due grandi aree di interesse per la pastorale sanitaria: le attività socio assistenziali e, più specificamente, l'animazione apostolica del mondo della sofferenza attraverso l'azione diretta delle persone affette da malattia o disabilità.

Il riconoscere alla persona sofferente il compito di animatore delle realtà sociali ed ecclesiali che direttamente lo riguardano, costituisce l'intuizione fondamentale di mons. Luigi Novarese che ha affidato ai Silenziosi Operai della Croce (SODC) ed al Centro Volontari della Sofferenza (CVS) il compito di qualificare in tal senso la pastorale della salute.

  Nel pieno rispetto della dignità di ogni battezzato, tali associazioni operano per una formazione idonea allo svolgimento di uno specifico apostolato, senza collocare il sofferente, o la persona comunque emarginata, in una situazione di permanente passività.

  L'Ancora nell'Unità di Salute, in ambito sociosanitario e pastorale, divide i suoi contenuti in tre aree di base: umanistica, teologica e associativa, corredando il materiale a carattere scientifico con recensioni bibliografiche e testimonianze.

 

Area Teologica

Quale speranza per la città?

Da quando la vita civile nel tempo della postmodernità è segnata da una caduta di tensione collettiva circa i grandi ideali sociali, sembrerebbe quasi fuori luogo parlare di speranza nello spazio della vita civile. Ciò che possiamo sperare sarebbe confinabile nell’orizzonte del “privato” e comunque nella insindacabilità della coscienza personale. In realtà non si può sperare per sé soli dissociandosi o illudendosi di essere ai margini degli influssi e dell’orizzonte della vita sociale. Dunque ci si può e ci si deve chiedere come l’essere cittadini di una polis oggi possa essere segnato da pratiche che testimoniano una attesa di futuro buono. Allora si possono fare alcune osservazioni al riguardo, tenendo conto che nell’ultimo convegno della Chiesa italiana svoltosi a Verona dal 16 al 20 ottobre una dimensione della vita, nella quale ci si è provati a confrontare e a raccontarsi fra cattolici italiani, è stata proprio quella dello sperare nell’orizzonte dell’essere cittadini e nei problemi odierni del vivere insieme in una comunità civile diversificata e complessa.
Maurizio Chiodi: docente di Teologia morale alla Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale e alla Scuola di Teologia del Seminario di Bergamo.

      

La famiglia a servizio della vita: la procreazione responsabile

A trent’anni dall’enciclica Humanae Vitae di Paolo VI, dedicata al tema della trasmissione della vita e al modo “umano” del suo attuarsi, l’autore propone di riaffrontare la questione della famiglia di fronte al compito di servire la vita nell’aspetto particolare della generazione. Il punto di vista è quello teologico-morale. Questa prospettiva ci impegna nel precisare i valori coinvolti, compresi nella fede, di fronte ai quali è impegnato il libero, consapevole e responsabile decidersi della coppia. La contraccezione artificiale da una parte e la procreazione artificiale o assistita dall’altra rendono di fatto possibile una scissione tra sessualità e procreazione che nel tempo tende ad approfondirsi e ad ampliarsi, e può trovare espressione in una mentalità che renda estranea la categoria del “dono” dalla realtà dell’amore coniugale e della generazione della vita.
Sandro Salvucci: Docente di Teologia Morale all'Istituto Teologico Marchigiano.

  

Il malato come soggetto attivo e responsabile
Come già annunciato nel precedente numero della rivista (cfr. “L'esperienza sanitaria ospedaliera: riflessioni che scaturiscono da un'indagine” Aus n. 6/2006 p. 600) è stata effettuata un’indagine su un largo campione di partecipanti ad alcune giornate di spiritualità, formato sia da “Volontari della Sofferenza”, che da altre persone. Sicuramente il questionario sollecita i Volontari della Sofferenza a porsi come soggetti responsabili e dialoganti, in generale nei confronti dell’Istituzione sanitaria, più in particolare col personale sanitario, affinché sappia mettersi nei “panni” del malato, entri in empatia col paziente senza farsi sopraffare dal tecnicismo, dall’efficienza, oppure dall’indifferenza.
Licia Gentili: Laureata in Scienze dell'Educazione, esperta di Bioetica.

  

Come vivere il tempo della sofferenza
Il comportamento dell'uomo riguardo alla sua sofferenza dipende dal modo con cui intende il mondo, dall'ambito dei suoi doveri e dalla situazione familiare. Il sofferente vede la sua sofferenza, la sua malattia in modo diverso ed ha pertanto reazioni diverse. All'inizio la sofferenza può essere accolta con una certa indifferenza, pensando che si tratti di una cosa passeggera, una sosta temporanea, sostenuto da una quasi certezza di liberarsene al più presto. Il secondo momento, il più delicato, è quando il sofferente prende coscienza che non si tratta di una prova passeggera, ma di una cosa con cui dovrà convivere a lungo e forse per tutta la vita.

Remigio Fusi: Sacerdote dei Silenziosi Operai della Croce.

   

Area Umanistica

Eliminare il dolore, tra liceità e doverosità

Tentare di eliminare il dolore con tutti i presidi disponibili (farmacologici e non) è assolutamente lecito per un medico, in ogni situazione e la sintesi estrema con cui ho chiuso questo primo interrogativo vuole sottolineare il rispetto dovuto a chi sta soffrendo, evitando di perdersi in sofismi e casistiche quanto mai improbabili.
Lucio Patoia: Medicina Interna e Scienze Oncologiche, Azienda Ospedale di Perugia e Ce.R.P.E.A.

  

Il dolore come senso

La sensibilità dolorifica ha un ruolo di primaria importa per gli esseri viventi perché consente di evitare gli stimoli nocivi e di sviluppare comportamenti utili alla sopravvivenza. Per l’uomo, però, il dolore riveste un significato molto più ampio che va ben oltre il mantenimento delle funzioni biologiche in quanto evoca reazioni emotive che influenzano profondamente tutta la sfera psicologica individuale e relazionale.
Prof. Pettorossi Vito Enrico: Fisiologia umana, Università degli Studi Perugia.

   

Sentieri sensibili: per una farmacologia del dolore

Ed ecco che arriva l’ora del dolore.
A volte come tempesta che schianta e distrugge ogni cosa che incontra, sconvolge i pensieri, la vita, i giorni ordinati, le cose di sempre. A volte sommessa, furtiva, tra le pieghe dei giorni costruisce la sua casa. Nel corpo si fa sentire acuto grido che rapido si spegne, come voce nel bosco che lascia sospesi e incerti, che suono umano sia stato o spezzarsi di fronda. A volte si annuncia come rombo di tuono in lontananza, che parla di tempesta, presentimento inquieto che attraversa la mente e la paura.

Rosa Bruni: Docente di Psichiatria, Campus Biomedico, Roma.

   

Il diritto alla salute

Materiale per un lavoro interdisciplinare per lo studio di una concreta fattibilità di un HUB¹ -sanitario cattolico nell’ambito del sistema sanitario nazionale.
Lo scopo principale della medicina (e più in generale dei sistemi sanitari), secondo gran parte del pensiero contemporaneo più evoluto, è quello di garantire ad ogni persona la libertà dalla sofferenza e dal dolore. Questo concetto di libertà comprende sia il complesso di atti messi in opera per garantire non solo l’intervento dopo la comparsa della malattia, ma anche la promozione delle azioni sul singolo e sulla collettività che la prevengano. La medicina è, di per sé, ambito particolarmente delicato per la condizione di estrema fragilità oggettiva nella quale si trova l’ammalato. La malattia, infatti, presenta una specificità, nel suo aspetto di sofferenza, legata alla condizione umana caratterizzata dal fatto che l’uomo è l’unico essere che prende coscienza del soffrire (Giovanni Paolo II, Lettera Apostolica Salvifici Doloris). Questo lavoro vuole essere un contributo alla discussione ed allo studio del sistema HUB sanitario-cattolico che tenda alla economicità ed alla reale fattibilità dello stesso.
Felice Giulio Bonomi: Medico specializzato in Cardiologia.

   

Umanizzazione della pena e individualizzazione del trattamento: la persona del detenuto

In ogni società e in ogni epoca si è cercato di combattere la delinquenza, quei comportamenti lesivi per l'integrità personale ed per i principi fondamentali della società stessa. Le sanzioni penali sono sempre state il principale strumento di controllo sociale criminoso. La pena rimane «un irrinunciabile strumento di controllo sociale, non essendo possibile, senza il ricorso ad essa organizzare, gestire, far funzionare qualsiasi tipo di società» diceva G. Ponti (1991). Questa affermazione può apparire ostica, in quanto riflette un concreto realismo che vede nel susseguirsi storico delle varie culture, il mutare delle modalità attraverso le quali è stata erogata la pena nonché la valutazione delle condotte suscettibili di punizione.
Amalia Bove: Psicologa psicoterapeuta sistemico-relazionale.      


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Ultimo aggiornamento lunedì 02 giugno 2008