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L'Ancora
nell'unità di salute

Sommario n. 6
Novembre-Dicembre 2006


 

Rivista bimestrale a cura del Centro Psicopedagogico Etico Spirituale dei Silenziosi Operai della Croce

per operatori sanitari


Editoriale

Mettere radici nell'universalità

Diventa importante che, nelle riflessioni e nei dibattiti che possono scaturire in merito ai temi riguardanti la Pastorale della Salute, non si smarrisca un presupposto “universale”, che collochi ciascuno sul piano umile di una reciprocità efficace, aprendosi coerentemente agli scenari propri della “cura” e delle sue dinamiche. La cura per l’altro, infatti, nasce sempre dalla premessa che vede ciascuno originariamente presente con l’altro.  (GGTorre).

 

 

 

 

Testimonianza

Domenica, pecorella da due soldi

Fissare sulla pagina il ricordo di Domenica Sibona, un ricordo che mai è affondato nella esistenza quotidiana di tutti coloro che l’hanno conosciuta, si potrebbe leggere come un segno inviatoci per riflettere, ancora una volta, come una persona sola di fronte alla vita, dipendente nell’affrontare le necessità di tutti i giorni, isolata dalla società “attiva” abbia saputo crearsi un suo mondo nel quale sono passare innumerevoli persone e sia stata sostenuta, per sua fortuna, dall’affetto di una famiglia, unita nelle comuni difficoltà.

Mario Chianale

 

Documenti

Il rapporto del medico con la morale

Pubblichiamo di seguito una sintesi della lettera ai medici cattolici di tutto il mondo sul tema “Il rapporto del medico con la morale”, del Dr. José María Simón, Presidente della Federazione Internazionale delle Associazioni Mediche Cattoliche (FIAMC).

 

L'Ancora

nell'unità di salute

Percorsi di vita

tra scienza e fede

 

 

  Fondata nel 1978 da mons. Luigi Novarese, la Rivista raccoglie il contributo a carattere scientifico che l'apostolato per la promozione della persona sofferente (Centro Volontari della Sofferenza) trae dalla sua esperienza e dalla riflessione critica di collaboratori con differenti qualifiche professionali.

  L'Ancora nell'Unità di Salute, proprietà dell'associazione Silenziosi Operai della Croce, raccoglie ed esprime contributi relativi a due grandi aree di interesse per la pastorale sanitaria: le attività socio assistenziali e, più specificamente, l'animazione apostolica del mondo della sofferenza attraverso l'azione diretta delle persone affette da malattia o disabilità.

Il riconoscere alla persona sofferente il compito di animatore delle realtà sociali ed ecclesiali che direttamente lo riguardano, costituisce l'intuizione fondamentale di mons. Luigi Novarese che ha affidato ai Silenziosi Operai della Croce (SODC) ed al Centro Volontari della Sofferenza (CVS) il compito di qualificare in tal senso la pastorale della salute.

  Nel pieno rispetto della dignità di ogni battezzato, tali associazioni operano per una formazione idonea allo svolgimento di uno specifico apostolato, senza collocare il sofferente, o la persona comunque emarginata, in una situazione di permanente passività.

  L'Ancora nell'Unità di Salute, in ambito sociosanitario e pastorale, divide i suoi contenuti in tre aree di base: umanistica, teologica e associativa, corredando il materiale a carattere scientifico con recensioni bibliografiche e testimonianze.

 

Area Teologica

Alimentazione e idratazione assistita. Aspetti etici
La nutrizione artificiale e l’idratazione sono trattamenti che rientrano in un vero e proprio sostegno vitale. Anche se la somministrazione di acqua e cibo avviene per via artificiale, la nutrizione artificiale e l’idratazione sono un mezzo naturale di conservazione della vita; per questo sarebbe più opportuno parlare di alimentazione e idratazione assistite.
Non sono un atto medico, ma un trattamento di assistenza ordinario e proporzionato e, come tale, moralmente obbligatorio da parte dei medici e degli operatori sanitari. L’ammalato che ne ha bisogno ha diritto all’alimentazione e idratazione assistita e la loro indebita sospensione ha il significato di eutanasia. Fare ricorso alla sospensione perché il trattamento potrebbe configurarsi come futile o come un accanimento terapeutico, non è lecito, perché il trattamento è non inutile – in quanto preserva la vita umana del malato e favorisce la solidarietà con le persone sofferenti – e non è un accanimento terapeutico, perché è efficace, non è gravoso ed è proporzionato.
Urso Filippo: Dottore di ricerca in Teologia Biblica – Direttore dell’Ufficio per la Pastorale della Salute (diocesano e regionale – Puglia) e del Centro di Bioetica dell’Arcidiocesi di Taranto
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Testamento biologico: possibile cavallo di troia verso l'eutanasia

La vita è un bene non disponibile; pertanto nemmeno il titolare può rinunciarvi. E il paradosso della nostra cultura è quello di ritenere che esista una sorta di diritto a morire, mentre la morte non è un bene che la società può o deve mettere a disposizione dei cittadini. L’introduzione di forme eutanasiche o di abbandono terapeutico porterebbero, indirettamente, a forme di discriminazioni – del tutto inaccettabili – nei confronti di persone gravemente disabili considerate non degne di vivere.
Gian Maria Comolli: teologo e sociologo, cappellano Osp. San Giuseppe, Milano.
 
 

L’esperienza sanitaria-ospedaliera: riflessioni che scaturiscono da un’indagine
E’ stata effettuata a Re, a partire dal mese di gennaio 2004, un’indagine su un largo campione di partecipanti ad alcune giornate di spiritualità, formato sia da Volontari della Sofferenza, sia da altre persone. L’indagine prevedeva la compilazione di un questionario, comprensivo di 96 domande, con la possibilità di cinque risposte semplici, a barra, identificate con: si, no, tanto, poco, assente.
Licia Gentili: Laureata in Scienze dell'Educazione, esperta di Bioetica

      

Area Umanistica

Il modello della “Comunicazione Nonviolenta”: i rischi

Seconda parte

L’errata epistemologia del pensiero di Rosenberg si manifesta principalmente nella sua antitesi con i principi che regolano la prospettiva cattolica. Noi crediamo che la più genuina possibilità di raggiungere l’amore del Padre passi attraverso la croce, e che nel dolore derivante dal conflitto tra il nostro essere e la norma evangelica risieda l’inizio del percorso che permetterà allo Spirito di incarnarsi in noi. Un conflitto che nasce dalla consapevolezza dei nostri limiti e delle nostre miserie, dal confronto con il mondo e con la delusione derivante dal non trovare amore.

Massimo Selis: studioso di Tradizione
Belinda Bruni: psicologa clinica, terapista shiatsu
Francesco Lepri: psicologo, dottore di ricerca, partecipa alle attività didattiche e di ricerca della cattedra di Psicologia della Personalità, Università La Sapienza

  

Crisi, angoscia, falso sé e malafede

I motivi per i quali un individuo entra in uno stato di crisi possono essere molteplici: uno dei più significativi – almeno a mio parere – e senz’altro quello che scaturisce dal confronto tra ciò che siamo realmente e ciò che crediamo di essere. In parole povere il vivere in malafede , autoingannando se stessi, può rappresentare un fattore di innesco di una crisi esistenziale di “grosse proporzioni” in quanto vengono coinvolti sentimenti, modi di vedere le cose, valori ed atteggiamenti solo apparentemente in sintonia con la propria coscienza. Questo modo di interpretare l’inizio di una crisi interiore può essere in parte suffragato da ciò che Fëdor Dostoevskij, nelle sue “Memorie dal sottosuolo”, mette in bocca al suo personaggio in piena dissonanza esistenziale, il quale con amarezza osserva: «prova un po’ a lasciarti trascinare ciecamente dal tuo sentimento, senza ragionamenti, senza una causa prima, scacciando la coscienza almeno per il momento; odia oppure ama, pur di non stare con le mani in mano. Dopodomani, al più tardi, comincerai a odiarti perché ti sei consapevolmente preso in giro» .

Felice Di Giandomenico: psicologo, esperto in pastorale della salute, cultore della materia presso la Cattedra di Psicologia della Personalità, Dipartimento di Psicologia - Università di Roma “La Sapienza”.
   

Corrispondenza. La comunicazione epistolare come metodologia di sostegno psicologico alle persone in lutto

«Nella difficoltà, chi ti aiuta? Perdere una persona cara, assistere un familiare gravemente malato, restare accanto a chi ti sta lasciando, continuare a vivere dopo la morte di chi ami. Se stai vivendo una di queste realtà, ti può essere d'aiuto parlare o scrivere. Con un volontario o con i gruppi di auto-aiuto puoi riflettere, sfogarti, spiegare, confidarti, liberare le tue emozioni. Lo scambio di lettere tramite posta o e-mail favorisce tutti questi percorsi interiori e aiuta a convivere con il dolore». Questo il testo che promuove, in una brochure, l'innovativo servizio di sostegno psicologico messo in atto dalla Associazione Maria Bianchi. L'intervento del Dottor Nicola Ferrari, che trovate qui di seguito, ci aiuta a capire meglio.

Nicola Ferrari: Psicopedagogista, formatore, responsabile dei servizi di sostegno psicologico alle persone in lutto dell’Associazione Maria Bianchi.

   

Creatività, sofferenza psichica e arteterapia

Ciò che immediatamente colpisce osservando dei quadri sono le immagini. Questo non deve affatto stupire, dal momento che secondo Carl Gustav Jung sono la traduzione di archetipi, immagini collettive che vengono dal profondo dell’individuo, gli parlano, e parlano a chi osserva il quadro. Mettersi in contatto con un’opera significa immergersi in essa sia cognitivamente che emotivamente. Un dipinto è fatto di una forma, di colori che tra loro creano un’armonia singolare ed unica, una configurazione che prende vita e parla a chi l’ha fatta come a chi l’osserva. Parla delle sue mani, dei suoi occhi che hanno seguito il movimento delle dita, del pennello, della tela che ha reagito al colore, alle forme, ai tratti. Parla dell’interiorità dell’artista, parla profondamente di sé, dei suoi vissuti, del percorso esistenziale che l’ha portato ad imprimere quell’impronta quel giorno, in quel momento, in quel luogo e in quello spazio.

Paola Pirani: Psicologa, collabora all’attività didattica e di ricerca della Cattedra di Psicologia della Personalità, Facoltà di Psicologia - Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.

   

Area Associativa

"L'unione mondiale degli ammalati" nel cammino apostolico del "Centro Volontari della Sofferenza"

Tante volte ho sentito il nostro Padre e Fondatore, monsignor Luigi Novarese, parlare del suo progetto di riunire tutti gli ammalati del mondo. L'approvazione, da parte del Pontificio Consiglio per i Laici, dell'Associazione Internazionale, ha spinto la mia curiosità a cercare nei suoi scritti, per conoscere più a fondo quale fosse in realtà il Suo pensiero in merito.
Già sulla Rivista L'Ancora di maggio 1954 accenna all'unione mondiale dei malati, e trova nelle parole della Vergine Santa la necessità di questa realizzazione: «La necessità dell'apostolato della valorizzazione della sofferenza e l'arruolamento di tutti gli ammalati del mondo sotto la guida della Vergine Immacolata, celeste ed inclita condottiera, è stata sottolineata dalle parole della Madonna: Molte sono le anime che vanno all'inferno perchè non vi è chi preghi e si sacrifichi per loro».

Remigio Fusi: Sacerdote dei Silenziosi Operai della Croce.

      


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Ultimo aggiornamento lunedì 02 giugno 2008