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Archivio riviste |
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L'Ancora
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Rivista bimestrale a cura del Centro Psicopedagogico Etico Spirituale dei Silenziosi Operai della Croce
per operatori sanitari
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Editoriale Insieme ai nostri lettori Lo scopo di questa rivista è illuminare e confortare ogni ammalato, essere presso di lui il sorriso della Vergine benedetta (GGTorre).
Testimonianza La venerabile Maria Gioia Vittima d'amore per la santificazione dei sacerdoti E' una gloria della Chiesa Fermana. Un'apostola instancabile con la croce nel corpo, l'entusiasmo nel cuore e il sorriso sulle labbra. Maria Gioia è stata dichiarata venerabile «per il coraggio con cui tradusse in atteggiamenti concreti la sua fede in un comune impegno ascetico, nella carità verso Dio e il prossimo, che culminò nel suo voto di castità, nell'indefesso apostolato parrocchiale, nell'esemplare sopportazione della sofferenza e nella costante evangelizzazione di un ambiente quasi precristiano ed infine nel trasformare le varie difficoltà in altrettante occasioni di pratica di virtù, tramite il patto d'amore con il Signore, nel desiderio di immolazione e di rinuncia». Giuseppe Cecarini
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Area Teologica "Alla scuola del malato"
Il Santo Padre, Benedetto XVI, ai
partecipanti alla Conferenza Internazionale sul genoma umano si è così
espresso: «Ai Dicasteri pastorali spetta di elaborare metodologie
opportune per assicurare un'incisiva presenza della Chiesa sul pi9ano
pastorale. Questo è prezioso non soltanto in ordine ad una sempre più
adeguata umanizzazione della medicina, ma anche per assicurare una
tempestiva risposta alle attese, da parte delle singole persone di un
efficace aiuto spirituale. Occorre dunque dare nuovo slancio alla
pastorale della salute». Il documento della CEI edito per la 14° GMM
"Alla scuola del malato" può promuovere questo "nuovo slancio".
«Imparò l'obbedienza dalle cose che patì» (Eb 5,8) - 3° parte «E' per la vostra educazione che sopportate le prove» (12,7). Il valore educativo della sofferenza nei Cristiani E' necessario comprendere il significato dell'espressione: «E' per la vostra educazione (paideian) che sopportate (hupomenete) le prove» (Eb 12,7). Sulla formazione dei credenti, attraverso la sopportazione delle prove e delle persecuzioni. In Ed. 12,4-11 le sofferenze da sopportare sono descritte come una divina paideia (educazione) attraverso la quale Dio forma i credenti; quindi, le prove e le tribolazioni non devono essere motivo di scoraggiamento, ma al contrario stimolare la confidenza e la fierezza d'essere cristiani, dal momento che tendono a rafforzare ed attestano il legame di figliolanza con Dio. Filippo D'Urso: Sacerdote dell'Arcidiocesi di Taranto, è Dottore in Teologia. E' membro della Consulta Nazionale Cei per la Pastorale Sanitaria.
Area Umanistica Morire con dignità; eutanasia, un atto contrario a questa visione La nascita, la crescita e la morte costituiscono un trinomio inscindibile essendo momenti integranti della persona. Eppure della morte è arduo parlarne; l'attuale contesto societario impedisce di trattare il tema come ogni altro argomento dell'esistenza, o meglio di recepirla come il naturale compimento della persona; perciò si muore peggio che in passato ed è difficile accompagnare adeguatamente coloro che stanno compiendo questo passaggio. Gian Maria Comolli: Teologo, sociologo, cappellano ospedaliero al san Giuseppe di Milano.
La coniugalità e genitorialità nella coppia La coniugalità può essere definita come il reciproco dono di se stessi all'altro, il darsi e l'accogliersi nell'amore e nella verità cioè nella totalità del proprio essere. Si tratta di una relazione sociale, di genere proprio (perché diversa da altri tipi di relazioni sociali), che si sviluppa tra individui di sesso opposto, nel reciproco completamento delle persone, e si fonda sull'amore, la gratuità e il dono. Isidoro Giovinazzo: Licenziato presso l'Istituto Internazionale di Teologia Pastorale Sanitaria Camillianum (Roma).
Una "lettura" dell'handicap nella società contemporanea Nella comunicazione umana, e in particolare nella cultura dei Paesi latini e in specifico in Italia, ci si dibatte frequentemente fra due atteggiamenti linguistici fra di loro radicalmente opposti: l'uso indifferente di parole, incapaci di dare loro un significato minimamente pregante, e la cura, che a volte cade nel nominalismo, quasi che il significato che evocano le parole e le parole stesse possano far paura. Ed allora nello sforzo di essere equivoci il meno possibile si cercano, per evitare il pericolo contrario, definizioni che a volte dicono assai poco. Ermanno Ripamonti: Docente universitario di pedagogia, psicologo.
Il bambino Down: esperienza materna ed implicazioni evolutive Il desiderio di maternità e soprattutto la gravidanza rappresentano modalità psicologiche ed esistenziali particolarmente intense, che toccano le parti più profonde dell'identità della donna e che alimentano emozioni e sentimenti peculiari e singolari nel loro fluire. Nella madre del bambino Down diviene reale la sofferenza che le donne in gravidanza esperiscono a livello di rappresentazione e di fantasia. Nel caso specifico non si può più scendere a patti con la propria fantasia, come quella di attenuare l'esperienza di un figlio non sano, ma si viene travolti dalla realtà di un evento doloroso. Patrizia Bonzi: Psicologa, Cattedra della Psicologia delle Personalità, Università degli Studi di Roma "La Sapienza". Gennaro Accursio: Docente di Psicologia della Personalità, Facoltà di Psicologia dinamica e clinica, Università di Roma "La Sapienza".
Cure palliative rivolte al bambino con malattia inguaribile Stato dell'arte e criticità in Italia L'Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la Medicina Palliativa come "la totale cura attiva del paziente con malattia non rispondente al trattamento, in cui fondamentale è il controllo del dolore e degli altri sintomi, dei problemi psicologici, sociale e spirituali". Il paziente pediatrico per molto tempo ne è stato escluso e tuttora in Italia gli interventi palliativi rivolti al bambino sono limitati ad esperienze individuali ed isolate. Diverse le motivazioni: culturali, affettive, educazionali, organizzative, numeriche... A cura della Fondazione Maruzza Lefebvre D'Ovidio Onlus - Roma
Le prime interazioni triadiche tra padre, madre e bambino: il modello di Losanna Elisabeth Fivaz-Depeursinge e Antoniette Corboz-Warnery propongono un metodo innovativo nello studio delle relazioni familiari e una revisione profonda delle linee guida che hanno sostenuto, sin'ora la conoscenza del bambino. Le relazioni affettive in una famiglia, nel primo anno di vita sono ancora poco conosciute, mentre numerosi sono gli studi sulle relazioni faccia a faccia tra madre e figlio, in misura minore tra padre e figlio, la genitorialità ed i rapporti tra i genitori. Amalia Bove: Psicologa, psicoterapeuta sistemico-relazionale.
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Ultimo aggiornamento
lunedì 02 giugno 2008