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Archivio riviste |
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L'Ancora
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Rivista bimestrale a cura del Centro Psicopedagogico Etico Spirituale dei Silenziosi Operai della Croce
per operatori sanitari
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Editoriale Un senso alla sofferenza Con la Lettera Apostolica "Salvifici Doloris" era la prima volta che il tema dell'umana sofferenza veniva affrontato in maniera tanto autorevole ed esplicita. Certamente il Santo Padre aveva avuto, fin dall'inizio del suo servizio pastorale, una singolare attenzione e predilezione per le persone sofferenti. (GGTorre).
Area Associativa Considerazioni sulla depressione Osservazione in merito alle esortazioni del Santo Padre Giovanni Paolo II fatte il 14 novembre 2003 ai partecipanti ad un Convegno sulla malattia depressiva (cfr. L'AUS, n. 6/2003, pp. 560-562) (di Ludovico Avalle).
Testimonianza Guglielmo Bongianino: un piccolo Cristo rotto Guglielmo nasce il primo aprile 1944. Orfano di madre all'età di 8 anni, deve essere accolto nel collegio per orfani: prima a Balocco e poi a Vercelli. A 18 anni conosce Rita, che diviene sua moglie il 19 giugno 1965, dopo tre anni di fidanzamento. Dopo 40 giorni di matrimonio, Guglielmo ha un incidente con la moto; rimarrà in ospedale per tre mesi con fratture alle costole, al bacino, al femore e trauma cranico. Ne ha per 15 mesi, ma affronta tutto senza lamentarsi. Il 7 settembre nasce Cristina e la casa si riempie di gioia.
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Area Teologica Etica e persona Cos'è la nostra vita? Quando comincia? Quando finisce? Dove ci conduce? Interrogativi complessi e "fondamentali" che interpellano ognuno di noi e obbligano a riflettere per cercare una risposta. Nel tempo le stesse domande sulla vita, come pure le emozioni che da essa vengono suscitate, si ripropongono con accenti diversi e nuovi. Se le domande sulla vita concernono tutti, riguardano in un modo più specifico gli operatori sanitari, quanti cioè per vocazione e professione si configurano come "custodi e servitori della vita umana" (Armando Aufiero).
La dimensione umana come dimensione terapeutica ed etica della relazione La malattia si cura solo con la medicina cioè solo sotto l'aspetto tecnico-scientifico? E di conseguenza, se si risponde di "no", si tratta di sapere quali altri mezzi, strumenti o dimensioni sono necessari o almeno utili per costruire un rapporto interpersonale tra l'operatore sanitario e il malato. L'arte della cura non è fatta sola di scienza applicata, di sola tecnologia. La sua interezza, ha scritto lo storico canadese Ian Mac Whinnejm, dipende da un "delicato bilanciamento di tecnologia, arte e artigianato; un bilanciamento sull'asse di equilibrio dell'antropologia curativa, del rapporto interumano: un rapporto a due come il rapporto d'amicizia, o d'amore" (Italo Monticelli).
Area Umanistica
L'umanizzazione della medicina Per rendere più umana la medicina sarebbe sufficiente applicare verso ogni nostro paziente i più antichi diritti dell'uomo: l'uguaglianza, la libertà e il sentimento di fraternità. Tutti sappiamo però che in pratica poi questo, molto spesso, non avviene. Non succede nel campo medico, ma nemmeno negli altri settori della società moderna. Quindi, perché dovrebbe succedere proprio nel campo medico? Dall'esperienza vissuta del dottor Lino Di Giovanbattista, una relazione-testimonianza e alcuni spunti di riflessione per un uditorio formato interamente da medici (Lino Di Giovambattista).
Bioetica e cure palliative Molti oggi conoscono l'esistenza delle Cure Palliative, ma tanti non sanno ancora bene come vengono attuate, in che cosa consistono, chi le eroga e chi ne ha diritto. Gli operatori sanitari che seguono la "filosofia" delle Cure Palliative, sono ancora oggi troppo pochi in Italia. Coloro che sono stati i pionieri in questo campo si sono autonomamente specializzati attraverso studi, riflessioni, ricerche personali e scambi di esperienze con colleghi operanti sul campo (Licia Gentile - Pietro Ferri).
Le difficoltà di gestione della sanità in un'ottica transculturale L'indagine che sarà descritta e analizzata nell'articolo vuole innanzitutto sottolineare il ruolo centrale della comunicazione transculturale, al fine di ridurre notevolmente ricoveri impropri legati a una scarsa comprensione, e diminuire i giorni di degenza che sono diretta conseguenza di una scarsa o approssimativa comunicazione con i pazienti stranieri. In secondo luogo mira ad offrire indicazioni e figure di supporto idonee affinché il personale sanitario, sostenuto dall'Azienda di appartenenza, sappia eliminare eventuali pregiudizi, comprendere i bisogni più o meno manifesti ed espressi dal paziente, e si faccia interprete delle richieste del malato. Il tutto finalizzato alla realizzazione di un Servizio Sanitario Nazionale più efficiente (Dario Casagrande - Franco Pilotto). |
Ultimo aggiornamento
lunedì 02 giugno 2008