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Tappa n. 3

Pasqua - Pentecoste


Affidàti al Signore e alla sua Parola

Siamo chiamati ad una testimonianza autentica. Essere nel mondo, per un cristiano, significa coltivare l’atteggiamento della missione. Un mandato che si compie qui, ora, in questa storia, in questo mondo e attraverso la storia degli uomini, cioè in quelle vicende e situazioni dei singoli e della comunità, che potremo definire "la fatica del quotidiano".  
Scheda n. 7 Scheda n. 8 Scheda n. 9

7° scheda - La trasfigurazione di Paolo (At 9, 17-18)

Paolo, investito della gloria del Signore a Damasco, si trasforma. È un’azione continua di trasformazione, nella forza dello Spirito di Dio. Si trasforma ad immagine di Dio, acquista la luminosità di Cristo. Un primo atteggiamento di cui Paolo fa esperienza nella sua progressiva trasfigurazione, è una grande gioia interiore. Paolo mette chiaramente insieme le sue moltissime tribolazioni con la gioia: «Sono pieno di consolazione, pervaso di gioia in ogni nostra tribolazione» (2 Cor 7, 4). Paolo riconosce che questa gioia straordinaria viene da Dio.

Un secondo aspetto riguarda la sua capacità di riconoscenza. Paolo sa ringraziare e le sue parole esprimono con verità ciò che sente. Cominciare ogni lettera con un ringraziamento, vuol dire saper valutare innanzitutto il positivo che c'è nella comunità a cui scrive, anche se poi ci saranno da affrontare cose gravi, negative.

L'apostolato esige scelte operative che esprimano la nostra trasfigurazione. La capacità di riprendere e continuare, come ci viene attestato da molteplici vicende occorse a Paolo. Una capacità di ripresa avvertita come dono dall’alto, che fa sì che la delusione non sia mai definitiva. La trasfigurazione di Paolo è, ancora una volta, la forza del Risorto che entra nella sua debolezza e vive in lui. Un altro aspetto importante riguarda la libertà dello spirito. Paolo sente di aver raggiunto una situazione in cui non agisce più per costrizione o per conformazione volontaristica a modelli esterni. Agisce perché è ricco dentro. Una libertà che non è arbitrio o presunzione, ma senso di assoluta e totale appartenenza a Cristo, come suo servitore.

Impegniamoci quotidianamente a formulare una preghiera, un’umile e appassionata richiesta allo Spirito perché ci ricolmi della vita di Dio.

8° scheda - La comunione di Paolo con la Passione di Cristo  (At 9, 23-25).

Paolo è stato testimone di Cristo in ogni situazione, non soltanto nei discorsi travolgenti o dotti o pieni di tenerezza. In tutte le situazioni di sofferenza che ha vissuto, nelle difficoltà e nelle gioie, Paolo desidera conoscere Gesù entrando in misteriosa comunione, anche fisica, con le sue sofferenze: «Perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la partecipazione alle sue sofferenze» (Fil 3, 10). Spesso incontriamo Paolo stanco anche fisicamente, prostrato dalla prigionia. È un uomo che lotta contro le difficoltà quotidiane, nella solitudine, e lascia trapelare anche un certo pessimismo. Queste situazioni della vita, attraverso cui anche Paolo è passato, sono momenti che mettono alla prova l’apostolo, alle prese con la fatica e l'accumularsi di pesi e delusioni.

Sono situazioni di sofferenza che Paolo vive con grande spirito di fede, valutandone il significato alla luce del piano salvifico. È lui che soffre, ma lo fa per gli altri, per tutta la Chiesa, per l'opera di Cristo: «Sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa. Di essa sono diventato ministro secondo la missione affidatami da Dio presso di voi: di realizzare la sua parola» (Col 1, 24-25).

È realistico, e ci aiuta a vivere meglio le contrarietà, sapere che non si può piacere a tutti e che quanto facciamo non sarà gradito a tutti allo stesso modo. Riflettiamo sulla necessità di essere disponibili alla pluralità e di accettare le inevitabili divergenze che sorgono dall’incontro con gli altri.

9° scheda - Una raccomandazione apostolica (At 20, 32)

È la finale del discorso pronunciato da Paolo a Mileto, l'ultima raccomandazione pastorale prima che cominci la sua passione. Qui Paolo dice l'ultima parola della sua vita pubblica. Per questo assume un significato particolare e riassuntivo di ciò che l'apostolo pensava e voleva. Paolo allude così a tutta la sua complessa situazione: il suo ministero nella comunità, il suo affetto per loro e la loro corrispondenza, i pericoli per l'avvenire e soprattutto il suo timore per ciò che accadrà. Paolo affida i suoi interlocutori al Signore, sottolineando così che l'avvenire e la perseveranza sono nelle mani di Dio. Paolo, pur essendo preoccupato della comunità che gli è carissima, ha la certezza che Dio porterà avanti l'opera, la sosterrà, la illuminerà, la guiderà.

Paolo non sarà più con la comunità, non parlerà più, ma la Parola di Dio è sempre con loro e la potenza di questa Parola rinnova con una iniziativa gratuita che previene e ripara ogni umana debolezza.


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Ultimo aggiornamento
sabato 10 dicembre 2005